CRONACA
Inno nazionale ridotto a uno show. Romano: «fate chiarezza!»
Nel corso di una trasmissione di musica popolare, si potrà votare il nuovo inno nazionale. Marco Romano attacca: «La gente non capisce chi vuole cambiare l'inno. E chi finanzia il progetto? Anche la SSR pensi al suo mandato pubblico»
BERNA - Chi vuole un nuovo inno Nazionale? Per molti cittadini, ci conferma Marco Romano, non è chiaro, ed è capitato che gli chiedessero se è un'iniziativa del Parlamento o che il Consiglio Federale abbia dato mandato alla Società svizzera di utilità pubblica per modificarlo, oppure se è nato tutto da una raccolta di firme. Poca chiarezza, ed ora anche lo show in diretta, nel corso di un programma di musica popolare, per la scelta dell'inno da proporre come modifica.È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per il consigliere nazionale PPD, che ha inviato una serie di domande al Governo, le quali troveranno risposte durante l'ora delle domande di lunedì prossimo.
Marco Romano, nelle sue domande si legge: «da tempo è noto che la Società svizzera di utilità pubblica (SSUP) vuole proporre un nuovo inno nazionale. La necessità, l'opportunità e le modalità adottate per questo progetto sono molto discutibili. Come si pone il Governo rispetto al progetto della SSUP? Il Consiglio federale reputa necessario e opportuno un nuovo inno nazionale? Perché?» Noi giriamo le stesse domande a lei: è opportuno?
«Assolutamente no, non ne vedo né la necessità né l'opportunità, e non credo davvero che sia una priorità per il nostro paese. Dobbiamo porci delle domande sull'identità, sul plurilinguismo soprattutto in Svizzera tedesca e francese, sul rispetto per il federalismo, sulla solidarietà. Nessun paese al mondo sta discutendo di questo tema, se si guarda la storia sono avvenute modifiche dopo momenti storici rilevanti, penso alla Germania dopo la caduta del Muro di Berlino».
Chiede quale sia la valenza politica e istituzionale del progetto. Secondo lei?
«Non ha nessuna valenza, anzi crea insicurezza e apre una serie di domande che non servono ai cittadini. È un'iniziativa privata di questa società, dunque mi chiedo come si pone il Consiglio Federale, e se in un modo o nell'altro il progetto è finanziato da soldi pubblici (altre domande che fanno parte di quelle inviate, ndr). Se la risposta è sì, lo scopo di questa società non è certo quello di cambiare l'inno. Il Governo deve spiegare al popolo da dove viene questa idea e a che cosa serve. I fondi pubblici potrebbero essere impiegati meglio».
Nell'ultima parte del suo comunicato, domanda dell'opportunità di trasmettere la scelta finale dell'inno da proporre in "nell’ambito dello spettacolo “Potzmusig", ripresa dalla televisione SRF1 e dal canale romando RTS2. Chiede anche se sia uno show televisivo.
«Trovo che sia una mancanza di rispetto per la valenza simbolica e pratica dell'inno nazionale. Non lo si può ridurre a uno show televisivo, e una manifestazione del genere creerà ancora più insicurezza: qualcuno crederà che la scelta di sabato sarà vincolante. Serve chiarezza! In aggiunta vorrei sottolineare che la RSI si è rifiutata trasmettere di la trasmissione, un dato che le fa onore. E per inciso, sarebbe bello sapere se la SSR riceve fondi pubblici per la serata di sabato, in un momento in cui ci sono altre priorità finanziarie. I vertici dovrebbero porsi qualche domanda, avendo un mandato pubblico. Inserire la scelta dell'inno nazionale in una festa di musica popolare è inaccettabile. Sentire l'inno dopo la Montanara o altre canzoni popolari secondo me è qualcosa che manca di rispetto all'istituzione e a quella dell'inno, che ha comunque una sua simbologia. C'è ignoranza istituzionale».
In Vetrina

IN VETRINA

Tra imitazione e autenticità: perché la pietra naturale continua ad affascinare

09 LUGLIO 2026
IN VETRINA

Gehri, la piscina come stanza all’aperto

07 LUGLIO 2026
IN VETRINA

A San Bernardino gastronomia... sotto le stelle. Torna la rassegna Alpine Gourmet

02 LUGLIO 2026
IN VETRINA

Trova le differenze: FLP lancia una campagna sul rispetto a bordo

24 GIUGNO 2026
IN VETRINA

OCST-Docenti alza la voce: “Servono investimenti e rispetto”

22 GIUGNO 2026
IN VETRINA

La Fontana nel calice: territorio, storie, accoglienza

08 GIUGNO 2026