, candidato al Nazionale per la Lega dei Ticinesi e segretario dell'Unione Contadini Ticinesi, è preoccupato. «Vi sono stati dei cambiamenti con la nuova poitica agricola 14-17, i pagamenti diretti sono stati dirottati più verso chi fornisce prestazioni per la cura del paesaggio e della sua qualità, che prima già si facevano e non venivano retribuite, andando nella direzione di essere un po' come dei "giardinieri del paesaggio", e si è un po' accantonato il tema della produzione delle derrate alimentari. Trovo sia una politica giusta di anche tener conto di queste realtà, ma non vanno dimenticati i problemi per esempio dei produttori, che hanno grossi problemi a causa del basso indice dei prezzi di produzione di diversi prodotti agroalimentari; una situazione aggravatasi anche col franco forte. Penso al settore del latte, degli ortaggi, o a quello della carne di maiale».Un'altra grande preoccupazione è legata «alla perdita di terreni agricoli a causa sia delle costruzioni di nuovi edifici sia del bosco che avanza».Proporre soluzioni, però, è difficile. «I piani regolatori sono stati fatti da anni, si può solamente vigilare affinché vengano rispettati. Si cerca di dare una mano coi pagamenti diretti, ma non è facile. Il Consiglio Federale per il 2016 vorrebbe tagliare 100 milioni per l'agricoltura, ogni anno arrivano con questo proposito e in Parlamento si riesce a contenere i danni, ma non so fino a quando. C'era stato un accordo in cui si diceva che se l'agricoltura raggiungeva certi obiettivi in particolare con l'applicazione della nuova politica agricola non avrebbe subito tagli; ebbene, i traguardi sono stati raggiunti ma si vuole risparmiare comunque». Il Ticino è l'unico cantone con Basilea (città: +1; campagna: +4) che l'anno scorso ha visto aumentare le aziende agricole. «Ben 11 in più", conferma Genini. "Non so se sia casuale, vedremo se il trend continua. La politica agraria cantonale segue sostanzialmente quella di Berna, perché è da lì che arrivano gli aiuti. Un buon passo a livello cantonale è stata la revisione della legge, con diverse modifiche importanti per il settore e anche un capitolo intero sugli agriturismi».Germano Mattei, fondatore di MontagnaViva e candidato agli Stati, parla di un «momento altamente interlocutorio: a livello federale la nuova politica 1418 privilegia la gestione del territorio, per avere dei contributi devi coltivare un certo numero di acri di superficie, rispetto alla produzione (come diceva Genini, ndr). A livello cantonale, la nuova legge è appena stata varata, dunque è difficile fare valutazioni».Fedele ai principi del suo movimento, Mattei mette l'accento sulle problematiche degli agricoltori delle zone di montagna e periferiche. «Prima di tutto, ci sono i grandi predatori (di cui abbiamo ampiamente parlato sul nostro portale settimana scorsa, ndr), che causano grande sconcerto e scoramento fra chi lavora in montagna, tanto che molti si interrogano se sia il caso di continuare o meno l'attività. Per loro servirebbe un aiuto psicologico, che ridia fiducia».Un altro problema è legato alle piccole e medie aziende, «coloro che in fondo portano avanti il territorio. Se non si arriva a un'unità standard dello 0,75% si hanno grandi difficoltà a poter, per esempio, edificare una stalla o un'abitazione. Conosco casi di gente che lavora davvero con passione e non è riconosciuta, va aiutata. Se poi vi sono ricorsi, non si ha modo di uscirne, è avvilente».