, artigiano alimentare e in lizza per i Verdi, pone l'accento sulla responsabilità individuale. «Nella mia azienda, ho staccato la spina del nucleare in sei mesi, passando all'energia fotovoltaica. Il nostro pianeta va conservato, sennò finiamo al collasso". Secondo lui, la realtà agricola porta le aziende a essere sempre più grandi. «E questo a discapito delle piccole, con perdita di posti lavoro e della peculiarità gestionale del terreno agricolo e alpino. Con meno aziende, la nostra sovranità alimentare è a rischio. Purtroppo, ci vengono imposti dei protocolli che vanno sempre a favore di chi è più grande. In Parlamento, si sta discutendo un pacchetto di misure, e bisogna fare bene attenzione a che cosa si firma».Il Ticino sembrerebbe in controtendenza, con un aumento di imprese agricole. «Il nostro Cantone però ha perso terreno agricolo, siamo al di sotto delle superficie pregiate richieste dalla Confederazione in caso di crisi: ci sono dei piani cantonali che i comuni non hanno attuato. In generale, per me i problemi del settore sono tre: i protocolli citati, il fatto che il 70% dei terreno coltivati non appartiene ai contadini, e il ricambio generazionale che manca. Non si considera abbastanza il fatto che chi produce il cibo è chi porta avanti il paese, perché possiamo avere i computer, ma se non abbiamo da mangiare...»A suo avviso, i cambiamenti dovrebbero venire dall'esterno. «Sono situazioni sistemiche anche mondiali, se non vi sono menti lungimiranti non si può fare nulla, anche se ogni nazione ha le sue libertà di scelta, penso al nucleare. L'Unione Europea ci limita: è stato fatto un esperimento col carbone, e funziona, per usarlo dovremmo avere prima il via libera da loro... vanno mutati i rapporti. Sono arrivati anche molti insetti che prima non c'erano. A quelli di sempre possiamo sopravvivere, ma questi 40 anni fa non c'erano, e sono giunti a causa della libera circolazione delle merci, perché si sono allentati i controlli».