CRONACA
«Non sarà l'accordo fiscale a far diminuire i frontalieri»
Continua a far discutere l'intesa fiscale con l'Italia. Regazzi: «Rinegoziamo, così ci dobbiamo accontentare delle briciole». Ma attenzione a non penalizzare troppo i frontalieri, soprattutto sul breve termine.
BELLINZONA - 400 milioni di franchi, forse anche 600, di guadagno per l'Italia, solamente le briciole, ovvero 15 milioni, per il Ticino: sono le cifre stimate da Marco Bernasconi, conosciute già da inizio marzo (lo aveva detto a un incontro tra Fisco e fiduciari Giordano Macchi, vicedirettore della Divisione delle contribuzioni, ribandolo poi in tv), che scaturirebbero dall'accordo fiscale con l'Italia.«O si rinegozia il trattato vigente in vista di un risultato equo, oppure è meglio lasciar perdere, perché al momento, e lo attestano i numeri, i vantaggi sul piano fiscale sono quasi esclusivamente per le casse dello Stato italiano. Il Ticino dovrebbe accontentarsi delle briciole. Non va bene», è chiaro
Fabio Regazzi
a La Regione, secondo cui il dumping si combatte però con altre vie, come l'introduzione dei salari minimi. Ma attenzione, sottolinea, a penalizzare troppo i frontalieri, di cui l'economia ticinese non può fare a meno.Sulla stessa posizione il direttore della sezione ticinese della Società svizzera impresari costruttori
Nicola Bagnovini
. «Se non ci fossero, potremmo chiudere domani mattina. Vi facciamo capo perché non troviamo sufficiente manodopera indigena per diverse professioni: attualmente in Ticino è occupato nella costruzione solo il 12 per cento di svizzeri». E il nuovo accordo non dovrebbe penalizzare, a suo avviso, il settore.«Mi pare che si parli soprattutto di quanti soldi andranno all’Italia e di quanti alla Svizzera. La questione però è più complessa» fa notare il direttore della Camera di commercio (Cc-Ti)
Luca Albertoni
, il quale è contrario a sua volta a una soluzione che penalizzi i frontalieri sul breve termine senza ragionare a lungo termine.E i sindacati?«Ma davvero qualcuno pensa che, con la situazione drammatica in cui versa l’Italia, un frontaliere non verrà più a lavorare in Ticino perché paga più imposte?», chiede il segretario regionale di Unia
Enrico Borelli
, sempre interpellato da La Regione, definendo quello dell'accordo fiscale un dibattito assurdo che «fa credere che con misure di questo genere si risolvano i problemi del mercato del lavoro. Invece non si risolve nulla. Anzi, potrebbe addirittura acuirsi una serie di problematiche, perché i frontalieri accetteranno ancora maggiori discriminazioni».
Meinrado Robbiani
, segretario cantonale di OCST, ritiene che il Ticino non sia coerente. «Si è sempre chiesto che i frontalieri venissero tassati come gli altri lavoratori italiani. E ora ci si lamenta...». Il fattore fiscale non è secondo lui determinante, semmai sarà importante l'evolversi del mercato occupazionale italiano.
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