CRONACA
Marchesi, «il Consiglio Federale spalleggia l'Italia, è ora di cambiare!»
Il candidato UDC parla della Regio Insubrica. «Io la eliminerei. Se l'Italia non paga, probabilmente è la prima a non crederci». A su avviso, va rivisto tutto il modo di trattare con l'Italia, in Ticino e a Berna
BELLINZONA - Le province non pagano e allora le regioni vorrebbero la rivoluzione all'interno della Regio Insubrica: soprattutto Lombardia, ma anche Piemonte, vorrebbero prendere il posto delle province nel Comitato direttivo. A quanto pare, una lettera in merito è arrivata alla sede Mezzana.Abbiamo parlato del tema con Piero Marchesi, candidato al Nazionale per l'UDC.
Lei rivedrebbe qualcosa all'interno della Regio Insubrica o la eliminerebbe tout court?                                                                                                                           
«Io la eliminerei, a meno che non si vedano delle possibilità di migliorare».
Rappresenta però l'unico vero strumento di cooperazione transfrontaliera...
«Il bilancio è negativo. Diversi progetti sono stati portati avanti, ma ben pochi hanno funzionato. Si potrebbe ottenere lo stesso con una struttura più snella che pesi meno su chi paga i contributi, che tra l'altro gli italiani non hanno versato: forse è la prova che sono i primi a non crederci».
Uscire dal progetto potrebbe acuire ancora la latente ostilità fra Italia e Svizzera sui frontalieri ed essere percepito come un atto di chiusura?        
«La Svizzera è fin troppo aperta, porgiamo sempre la guancia e prendiamo dei grandi schiaffoni. Il Ticino rispetta gli accordi sino all'ultima virgola, per quanto riguarda l'Italia nei nostri confronti non è così, non me ne viene in mente uno rispettato. Con l'Italia non è facile trattare e probabilmente il sistema che abbiamo adottato sinora è il più sbagliato».
Chiudersi per dare un segnale potrebbe portare ad una scossa, dunque?  
«Assolutamente sì. Con l'Italia è necessario avere buoni rapporti,  ma il modo di approciarsi usato sinora è servito solo a riempire le tasche degli italiani e non dei ticinesi, inteso come vanatggi monetari e no. Basti pensare all'accordo fiscale... cosa resta al Ticino? Col mio gruppo UDC si è chiesto di aumentare l'imposizione ai frontalieri e anche lì si vedono molte difficoltà, con obiezioni sollevate dall'Italia. Ovviamente ciascuno fa il proprio gioco, ma il Consiglio Federale spalleggia più l'Italia che il Ticino, e mi domando se sia corretto. Probabilmente c'è un errore di fondo da parte nostra, non siamo abbastanza bravi a far valere le nostre ragioni. Da qui si deve partire, al Ticino serve più forza. Chi va a Berna deve rappresentare il 70% dei ticinesi che hanno votato l'iniziativa UDC del 9 febbraio, ad oggi i rappresentanti sono solo tre su dieci e devono aumentare».
Se si rimanesse nella Regio Insubrica, preferirebbe che fossero rappresentate le province o le Regioni?                                                               
«Deve essere rappresentato chi paga, e se lo fanno le Regioni, giusto che tocchi a loro. Questa polemica però è un pretesto. Gli italiani sono bravi a muovere le carte e noi siamo sprovveduti e portiamo a casa poco. Si deve cambiare attitudine, ed anche il Consiglio Federale deve rivedere la politica estera e di contrattazione con l'Italia». 
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