«Assolutamente sì. Con l'Italia è necessario avere buoni rapporti, ma il modo di approciarsi usato sinora è servito solo a riempire le tasche degli italiani e non dei ticinesi, inteso come vanatggi monetari e no. Basti pensare all'accordo fiscale... cosa resta al Ticino? Col mio gruppo UDC si è chiesto di aumentare l'imposizione ai frontalieri e anche lì si vedono molte difficoltà, con obiezioni sollevate dall'Italia. Ovviamente ciascuno fa il proprio gioco, ma il Consiglio Federale spalleggia più l'Italia che il Ticino, e mi domando se sia corretto. Probabilmente c'è un errore di fondo da parte nostra, non siamo abbastanza bravi a far valere le nostre ragioni. Da qui si deve partire, al Ticino serve più forza. Chi va a Berna deve rappresentare il 70% dei ticinesi che hanno votato l'iniziativa UDC del 9 febbraio, ad oggi i rappresentanti sono solo tre su dieci e devono aumentare».