BERNA - Il Ticino non è un caso speciale, e non va trattato come tale. È quanto di può dedurre dalla decisioni di ieri della Commissione dell’economia e dei tributi del Nazionale che, come in precedenza il Consiglio degli Stati, ha bocciato tre iniziative cantonali ticinesi.La prima chiedeva l'abrogazione dell'accordo del 1974 con l'Italia in materia di frontalieri. «Visto che la Svizzera e l’Italia sono già riuscite a trovare un’intesa sui principali punti di una nuova convenzione, la maggioranza della commissione ritiene poco opportuno denunciare l’accordo in vigore», s legge in un comunicato.No all'unanimità alla richiesta di una competenza cantonale per fissare i contingenti dei frontalieri, inoltrata dopo il voto del 9 febbraio 2014. «Il dibattito sull’attuazione dell’iniziativa 9 febbraio deve essere sì condotto coinvolgendo i Cantoni, ma si tratta altresì di trovare una soluzione globale», è la motivazione.Infine, no anche al Ticino a statuto speciale, chiesto per mettere un freno alle ricadute negative della libera circolazione. La Commissione dell’economia e dei tributi del Nazionale si dice in ogni caso consapevole della situazione particolare del Ticino e dia attendere «con grande interesse il rapporto sulle misure, le possibilità di intervento e gli eventuali progressi negli ambiti dell’imposizione dei frontalieri e della libera circolazione delle persone», che doveva essere pubblicato durante l'estate ma che è in ritardo.