CRONACA
«30mila ferrovieri non conoscono il loro futuro»
Annunciato il taglio di 900 posti di lavoro nelle FFS entro il 2030. «Non ne sapevamo nulla fino a mercoledì», commenta indignato il presidente di SEV. Impossibile sapere quanti sono i posti a rischio in Ticino al momento
BERNA - Un taglio di 900 posti. I costi della ferrovia sono in aumento, mentre quelli di altri sistemi di trasporto diminuiscono, e le FFS devono risparmiare. L'obiettivo è di ridurre i costi globali di almeno 550 milioni franchi l’anno entro il 2020 e di 1,75 miliardi franchi l’anno entro il 2030, e per questo si ridurrà del 3% l'organico.È ciò che ha annunciato ieri in una conferenza stampa il direttore delle FFS Andreas Meyer, il quale ha precisato che la fluttuazione annua del personale è del 6-7%, per cui i tagli rientrerebbero, nella misura del possibile, all'interno di questa fascia. Non saranno colpiti tutti i settori, anzi la FFS intendono assumere ingegneri e macchinisti per gestire l’aumento del traffico, la manutenzione e i progetti di ampliamento dell’infrastruttura. Si risparmierà anche nell'amministrazione, e esercizio e manutenzione andranno ottimizzati. C'è chi però afferma che il taglio di 900 posti non sarà sufficiente. Il presidente del sindacato dei trasporti SEV, Giorgio Tuti, non è ovviamente d'accordo, nonostante è stato detto che le misure saranno concordate con le parti sociali. «Non ne sapevamo nulla fino a mercoledì quando Meyer ci ha spiegato la sua intenzione senza nessuna trattativa preventiva», ha detto stizzito a La Regione. "Un'azienda come FFS può certamente analizzare la sua situazione, ma non così. Non mi chieda ad esempio quanti sono i posti di lavoro a rischio in Ticino (affermato anche dalla portavoce delle ferrovie Roberta Trevisan, al Corriere del Ticino, ndr). Non vi è ancora nessuna analisi seria in tal senso, compito accordo con i Comuni stessi". I dettagli saranno infatti resi noti nell'estate del 2016. «Poi se è possibile che di fronte all’aumento della domanda e quindi dei costi le FFS devono pensare a dei risparmi, ci si deve spiegare come potrà essere gestita con meno personale la futura domanda nel campo della mobilità. Con meno addetti? Non lo credo se si considera che già oggi mancano macchinisti. Intanto vi sono 30’000 ferrovieri che non sanno quale sarà il loro futuro», ha attaccato ancora Tuti. Le FFS non ritengono, per contro, che aumentare i prezzi aiuterebbe.
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