CRONACA
Zanetti, «Casa Marta, non mi piacciono certe pressioni. Ed ora auguri ai membri della Fondazione...»
Il consigliere comunale di Bellinzona spiega il suo no al centro per persone disagiate. «Vi sono punti finanziari e legali non chiari. Un dispetto a Buzzi? Assolutamente no».
BELLINZONA - Casa Marta, il centro di accoglienza per persone disagiate, ieri ha raccolto l'approvazione del Consiglio comunale di Bellinzona, nonostante la maggioranza della Commissione della gestione fosse contraria. Particolarmente arrabbiato era il liberale Tiziano Zanetti, che ha parlato di pressioni esterne. Questa mattina lo abbiamo chiamato per capire, a freddo, le motivazioni del suo no a Casa Marta.
Signor Zanetti, qualcuno pensa che lei si sia detto contrario per ripicca a Luca Buzzi..
«La relazione della commissione della gestione parla in modo molto chiaro: ci sono quattro punti controversi. In primis gli aspetti finanziari, poi quelli legati al diritto di superficie, ed anche quelli legati al fatto che quanto verrà fatto sarà sottodimensionato rispetto alla richiesta di posti. E poi vi sono delle questioni prettamente legali, legate alle varie tasse che la fondazione non dovrà versare. Nessuno, neppure il sindaco, ha risposto in modo chiaro a questo esonero: dovrebbe essere ancorato in una legge, in un regolamento, in un'ordinanza, e non mi risulta che in questo caso vi siano queste disposizioni legali. Assolutamente non sono arrabbiato con Luca Buzzi, rispetto le sue idee pur non condividendole. Si tratta di dibattito politico, da parte mia e nostra. E non sono neppure furioso per la decisione, ho semplicemente detto la mia».
Il vostro partito si è spaccato su Casa Marta, non c'è accordo interno?
«Nel nostro partito c'è una grande unità. Alcuni prima della votazione aveva detto "vedremo cosa capita", intendendo una probabile astensione, poi avendo ricevuto non so quali altre informazioni hanno sostenuto il messaggio. Si parla di 4-5 consiglieri comunali. Il PLR comunque non aveva imposto nulla, fa parte del gioco politico, e questo oggetto non è il più importante della legislatura. È stata una discussione lunga e interessante».
Ha parlato di pressioni da parte della Fondazione, cosa intendeva?
«Ricordando la mia carriera in Consiglio comunale, non mi risulta che qualcuno avesse in precedenza scritto ai consiglieri comunali prima della seduta per ribadire o puntualizzare in merito alle relazioni. Sono cose che non mi piacciono! Eleggiamo dei consiglieri, diamo loro fiducia, la gestione ha lavorato con coscienza, quindi non era il caso di scrivere una lettera. Non tutti sono nella mia situazione: ho il mio posto di lavoro e sto relativamente bene, mentre altri probabilmente hanno avvertito una forte pressione. E non si tratta forse solo della lettera, si è sentito dire di telefonate».
Denuncerà i fatti o inoltrerà ricorso?
«Da parte mia quello che dovevo fare l'ho fatto ieri sera, anche con piacere e la questione è chiusa qui. Vedremo se i confinanti o un avvocato solleverà dei dubbi su quanto deciso dal Consiglio comunale e quindi saranno i tribunali a dire se tutto quanto stabilito sta in piedi».
Diceva che sarà una struttura sottodimensionata, ma in fondo meglio poco che nulla, non crede?
«In ogni caso, non vi è unicamente questo tipo di struttura, ve ne sono alcune cantonali, ci sono altri aiuti. Chi ha firmato la relazione sembra che non era il caso di decidere in questo modo, considerando i rischi. Vedremo cosa accadrà nei prossimi anni, anzi faccio gli auguri ai membri della Fondazione di poter superare gli ostacoli con cui saranno confrontati e che comunque conoscevano».
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