CRONACA
Un “caso Arlind” al fendant, Freysinger sconfessato
Le autorità vallesane non hanno tenuto sufficientemente conto delle specificità del caso, applicando una politica migratoria troppo restrittiva
LOSANNA – Una giovane mamma rinviata in Kosovo potrà tornare in Svizzera, ove risiede sua figlia di 7 anni. A deciderlo è stato il Tribunale federale, secondo cui il canton Vallese avrebbe violato il rispetto della vita famigliare sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). L’interesse privato della ricorrente di poter risiedere in Svizzera per mantenere dei legami affettivi stretti con sua figlia, così come l’interesse di questa bambina di poter beneficiare della presenza di sua madre hanno la meglio sull’interesse pubblico che riveste una politica migratoria restrittiva. Così ha sancito la massima corte elvetica, come riportato da "Le Temps".Nata nel 1989 in Kosovo, Ardita – questo il nome della donna – era giunta in Svizzera nel 2007 beneficiando di un permesso di soggiorno poi scaduto. Nel 2008 l’arrivo della bambina, concepita con un italiano regolarmente residente in Svizzera, il quale ha riconosciuto la figlia due anni dopo. Considerato la situazione della madre, senza uno statuto legale in Svizzera, la figlia era stata provvisoriamente attribuita al padre nel 2011. La madre ha poi continuato a vedere sua figlia, fino a quando è stata posta in detenzione amministrativa e successivamente espulsa nel 2013. Gli appelli nei confronti degli uffici cantonali preposti, diretti dal Consigliere di Stato Oskar Freysinger (UDC), e in seguito al governo cantonale, volti ad ottenere un ricongiungimento famigliare, erano caduti nel vuoto. Le autorità si erano giustificate adducendo un legame economico non sufficientemente forte fra madre e figlia.Una conclusione, quella delle autorità vallesane, che secondo il Tribunale federale non tiene sufficientemente conto delle circostanze specifiche del caso, considerando fra l’altro che i primi tre anni di vita la bambina li ha vissuti unicamente con la madre. Il Tribunale federale ha altresì tenuto conto che la madre non ha mai subito la benché minima condanna penale, potendo vantare un comportamento irreprensibile. Ardita potrà quindi ottenere un permesso di soggiorno, mentre le autorità vallesane potranno verificare, al momento del rinnovo, se lei adempie al suo ruolo di madre.Il caso vallesano ricorda un caso ticinese, seppur molto diverso, quello del giovane kosovaro Arlind, espulso ancora minorenne dalle autorità ticinesi, malgrado la madre avesse un regolare permesso in Svizzera.
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