CRONACA
Il leghista Bouvet scampato agli attentati. «Parigi, una città di matti»
Il consigliere comunale leghista di Massagno, originario di Parigi, si trovava nella capitale francese sino a venerdì mattina. «Martedì ero a un concerto al Bataclan... ».
LUGANO - «Devo avere un angelo custode, da qualche parte. Sono sfuggito al destino grazie a coincidenze», ci dice convinto Philippe Bouvet. Il consigliere comunale leghista di Massagno ha origini parigine, e si trovava nella capitale fino a venerdì pomeriggio. «Martedì ero a un concerto al Bataclan, casi della vita. Volevo andare a vedere la partita di calcio, poi ho deciso di rientrare». E gli attentati li ha vissuti, per fortuna, solo in tv.
Che clima c'era a Parigi nei giorni precedenti? Si avvertiva qualcosa o gli attentati sono stati dei fulini a ciel sereno?
«Le sensazioni erano di grande tristezza, Parigi è una capitale con problemi sociali, con una povertà ai limiti dell'assurdo. Ogni 100 metri trovi un mendicante che chiede soldi, si vede un degrado sociale che preoccupa. Si tratta di popolazione ombra, non registrata da nessuna parte, che preferisce non essere aiutata perché non crede nello Stato ed è deluso dalla politica, da un presidente marionetta. Qualche mese fa davanti a una panetteria c'era un signore anziano a mendicare, gli portai due panini e una bibita e glieli diedi. La sua risposta mi ha fatto schifo: mi chiese che cosa volessi da lui, mi cacciò, e disse che voleva solo soldi, non cibo. Ha dimostrato di non essere interessato a mangiare, ma ai soldi, dunque che continui a vivere la sua vita se gli piace così com'è. Parigi è una città di matti!».
Lei ha vissuto in Francia da ragazzo, che differenze nota?
«Ho vissuto in Francia fino ai 13 anni. Già da piccolo quando andavo a scuola vedevo il Bronx, era il periodo degli anni '80 e c'erano già attentati. Gli ideali erano diversi, lì si rivendicava l'indipendenza dei Paesi Baschi. Ora siamo in un'altra ottica, con una crisi di migranti ingestibile per l'Europa, è un'invasione, e non lo dico per essere xenofobo o razzista. E c'è il problema delle banlieue, un fuocherello sempre acceso, con tanti problemi, dal traffico di droga ad uno Stato sociale inesistente, quartieri dove la polizia non entra neppure più».
E vede un collegamento fra le banlieue e quanto accaduto?
«Qui si nascondono le celle di futuri terroristi, ragazzi tra i 16 e i 22 anni che non hanno un lavoro e non vedono un futuro e dunque cominciano a frequentare moschee e ambienti islamici. Iniziano così pian piano a staccarsi dagli amici, a farsi crescere la barba, a essere indottrinati e vengono mandati in Siria per l'addestramento. Vien detto loro che più morti faranno più andranno vicini al Profeta in Paradiso, e loro non ragionano più col loro cervello. C'è tristezza sociale, senza visione del futuro, per cui di fronte magari a un'offerta di 3'000 euro si lasciano arruolare, diventando in tre settimane dei robot. Chi li forma sono europei, mercenari pagati profumatamente dall'ISIS (che guadagna col petrolio e il traffico di droga), dei formatori militari capaci di far credere ciò che vogliono».
Cosa succederà secondo lei a Parigi?
«Si apre la Cop21 (la conferenza sul clima, ndr.), la città era già blindata, ma se in otto sono riusciti a fare tutti quei morti, pensiamo a che cosa potranno fare altri 1'700! In più vedo problemi legati alla Conferenza del clima: a queste persone non importa nulla del clima, hanno altri ideali e creeranno una guerriglia urbana».
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