LUGANO - La storia narrata dal Mattinonline ha indignato molti. «Un ragazzo down è stato cacciato via dal LAC durante un concerto jazz in quanto costituiva un elemento di disturbo», si poteva leggere sul portale di Via Monte Boglia, che riportava la denuncia di una persona presente in quel momento. Solo che, come spesso accade, la notizia si è rivelata falsa. Il LAC «è di tutti», ha ricordato la direzione del polo culturale di Lugano, affermando che il disabile «si è allontanato da solo».«Sono misere calunnie», ha aggiunto la vicesindaca Giovanna Masoni interpellata dal CdT. «Io ero presente e le cose non sono andate così. Sono anzi fiera di come le mascherine del LAC si sono comportate».Ma cosa è successo? «Sono arrivate due persone che avevano i posti riservati, non quelli dedicati ai disabili in cui è possibile stare più comodi, togliere i seggiolini e far spazio alla carrozzina», spiega Giovanna Masoni. «È stato spiegato loro che avrebbero avuto posti migliori nella parte dedicata ai disabili, più tranquilli, ma hanno preferito mantenere i loro posti». Per questa ragione «è stato dunque necessario spostare la persona dalla carrozzina alla poltrona e questo ha creato ansia e tensione. Durante il concerto si muoveva e faceva rumore e io temevo che dal pubblico o dai musicisti ci sarebbero state reazioni. Ma così non è stato».Durante la pausa è stato nuovamente chiesto se non avrebbero preferito cambiare posto. «Ma hanno detto di no e hanno scelto autonomamente di abbandonare la sala», conclude Giovanna Masoni.Ancora una volta, quindi, da Via Monte Boglia si è tentato di strumentalizzare un episodio per cercare di gettare discredito sul LAC.