BERNA - Gli accordi di Schengen non si toccano. Non vi è nessun legame fra gli attentatori di Parigi e la Svizzera non è direttamente minacciata dal terrorismo, e dunque, al momento, non è necessario inviare i soldati alle frontiere o introdurre controlli sistematici. Lo ha dichiarato la Presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga al termine della consueta riunione del Consiglio federale.Nonostante le sue parole rassicuranti, qualcosa è stato invece fatto. Sono stati inviati due agenti della Polizia Federale a Parigi, e sono stati rafforzati i controlli alla frontiera con la Francia, così come quelli nelle stazioni e negli aeroporti. Gli accordi di ShengeSommaruga ha detto che ritiene normale che fatti come quelli di questi giorni creino rabbia a paura, ma che sarebbe sbagliato colpevolizzare tutti i musulmani. Non nega che ci sia il rischio che qualche persona con intenzioni terroristiche possa entrare nel paese sfruttando gli ingenti flussi migratori, però d'altro canto, fa notare, non può generalizzare e sospettare di ogni migrante. I controlli su chi proviene dalla Siria sono stati in ogni caso rafforzati. Altre misure, come l'invio dell'esercito alle frontiere, sono al vaglio. Il Governo intende adottarle solo in caso di un cambiamento improvviso della situazione internazionale.Invece, la Consigliera Federale Eveline Widmer Schlumpf ha fatto sapere di ritenere necessario l'aumento del numero di guardie di confine di almeno 200 elementi. Le dà ragione il capo del Corpo delle guardie di confine (Cgcf), Jürg Noth: secondo lui, il rischio che dei terroristi arrivino in Svizzera c'è, e ciò è dovuto ai controlli carenti al di fuori dei confini elvetici. Sarebbe dunque auspicabile un aumento, come richiesto anche dal Sindacato del personale delle dogane e delle guardie di frontiera, addirittura di 500 unità.