BELLINZONA - Come leggere le dichiarazioni di Christoph Blocher, disposto ad ammorbidire il 9 febbraio, togliendo dall'articolo costituzionale i contingenti? Jacques Ducry, indipendente eletto sulla lista del PS in Gran Consiglio, non ha dubbi: è una manovra politica.In un intervento pubblicato da La Regione, parla di «apertura al realismo e al dialogo con l’Ue di Blocher». Che abbia cambiato idea, è difficile. «Si può facilmente evincere che persino questo “pasdaran” della chiusura nazionale abbia deciso di rinunciare al punto centrale che è stato in votazione ed è stato approvato di misura dal popolo per quel che concerne i rapporti con l’Europa. Ma perché vi ha rinunciato? Semplicemente, in vista della rielezione della compagine in Consiglio federale, per ottenere più potere “piacendo un po’ di più” anche a coloro che credono alla necessità dell’apertura all’Europa, insomma, per ottenere davvero il tanto agognato secondo posto in Consiglio federale».Una volta conquistato l'altare del potere sacrifica i contingenti, malvisti dall'UE, in cambio, sostiene Ducry, «chiede di rimettere la clausola di salvaguardia se l’immigrazione dovesse essere davvero invasiva e l’accettazione dell’UDC come forza politica partecipante al processo di elaborazione delle strategie europee».Non viene risparmiato neppure Gobbi. «È evidente che la dichiarazione di Blocher sia un segnale politico ma anche un’ammissione di impotenza nel realizzare compiutamente una chiusura del nostro Paese nei rapporti con l'UE. Lo stesso leader dell’UDC nazionale, nella medesima intervista sopraccitata, si chiede retoricamente chi si schiererebbe, oggi, contro i trattati bilaterali? Lui no, a quanto pare, forse solo – e qui c’è un distinguo netto dalla posizione e dalla candidatura Gobbi – Norman Gobbi e la Lega dei ticinesi».«Insomma, Blocher è per i bilaterali», prosegue il granconsigliere. «È contro i contingenti per opportunità politica. Vuole la clausola di salvaguardia per accontentare i suoi. Non è in sintonia con Norman Gobbi sul tema fondamentale della politica svizzera. Non è riuscito a rimontare il dado di Rubik smontato allegramente da lui stesso e dal suo partito in occasione del 9 febbraio 2014, giacché la domanda pregnante è come riuscire a trattare economicamente con l’Europa chiudendo il Paese e retrocedendo di quarant’anni almeno sull’orizzonte storico dei rapporti internazionali?».L'augurio è che la presa di coscienza dell'impossibilità di applicare in toto quanto votato il 9 febbraio sia definitiva, e «che si possa iniziare, senza la zavorra ideologica dell’UDC, una nuova fase di riavvicinamento all’Ue sulla base di considerazioni economiche e insieme politiche. Considerazioni che si vorrebbe vedere nettamente separate dalla ricerca di presa di potere ad ogni costo dell’UDC di Blocher».