CRONACA
Capriasca, laicità minacciata? «Macché, solo incauta interpretazione giornalistica»
Dura nota dei Liberi pensatori, che accusano le autorità comunali di non conoscere le disposizioni in merito ai crocifissi nelle scuole. Il tutto partito da una «libera interpretazione» del Mattinonline
CAPRIASCA - Il Municipio di Capriasca e il parroco non conoscono le regole, che stabiliscono che non si possono affiggere simboli religiosi nelle scuole? È quanto afferma in una nota l'Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori, parlando di «laicità minacciata», basandosi su un articolo apparso sul Mattinonline.Ma facciamo un passo indietro. Il tutto è partito dalla constatazione che nel nuovo centro scolastico, da poco inaugurato, mancano i crocifissi. A notarlo è stato il parroco, che non avrebbe mancato di esternare le sue proteste, e prontamente il Municipio si sarebbe giustificato – così come riportato dal portale di Via Monte Boglia – dicendo che «sinceramente i lavori ci hanno costretto a utilizzare molte risorse e solo durante l’incontro con il parroco ci siamo resi conto di questa mancanza. Non è stata una cosa voluta: non avremo alcun problema a mettere i crocifissi nella classi». Eppure nel 1990 il Tribunale federale aveva stabilito un divieto di esporre questo simbolo religioso negli edifici scolastici pubblici, ricordano i liberi pensatori.Le cose in realtà sarebbero andate diversamente. Il tutto è nato da una «libera e incauta interpretazione giornalistica», ci dice il sindaco
Andrea Pellegrinelli
. E poi spiega, «la dichiarazione riportata dal Mattinoline è una libera interpretazione del giornalista. Un funzionario ha risposto alla telefonata del giornalista spiegando che non ci eravamo chinati sulla questione e che nel caso in cui si dovrà farlo, lo faremo. Ci sono comunque delle decisioni del Tribunale federale». Insomma, le regole ci sono, si conoscono, ma il problema non si è mai posto.Neppure il parroco ha mai chiesto la presenza dei crocifissi. «Nell'intervento di benedizione della scuola ha affermato "peccato che ci sono", tutto qui», ci dice il sindaco. «Quello che certamente possiamo dire è che noi non abbiamo preclusioni di nessun genere, chiaro che ci sono delle sentenze del Tribunale federale di cui tener conto».
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