«Mi ricordo la manifestazione e il discorso che feci, come unico. Parlai da collega, da vignettista, e da uomo di satira. Non volevo etichette politiche, era una questione di libertà di parola e di pensiero. La cosa più stupida che un occidentale può fare è pensare che visto che io in Kuwait non posso fare qualcosa allora neppure i musulmani debbano portare il burqa. Se decapitano la gente, lo devo fare pure io? È un ragionamento infantile, una società mostra la civiltà nell'indulgenza secondo cui tratta certi temi. Io sono per la pace e la comunione, senza dover tollerare tutto: condanno l'Isis e le sue violenze, così come quelle della Turchia e i droni americani che uccidono i civili, sono sulle stesso piano».