MENDRISIO/BERNA - Non cessano le preoccupazioni per le perdite di posti di lavoro, di cui ormai si ha notizia quotidianamente.In Ticino tiene banco la situazione del negozio di Armani Group a Mendrisio, dove regna l'incertezza. Oggi vi sarà una riunione, indetta dal sindacato OCST. I media hanno ripetutamente provato a contattare i vertici del negozio ma senza successo. Inizialmente si era parlato di 30 licenziamenti, poi qualcuno aveva detto che sarebbero stati addirittura 130. L'azienda vuole delocalizzare a Milano.I dipendenti vengono chiamati alla spicciolata dalla direzione, e a ticinonews una di loro ha detto che sono state offerte paghe, per chi si trasferirà a Milano, inferiori del 50% rispetto alle attuali. La donna ha messo l'accento sul fatto che non paiono esserci criteri precisi nel decidere chi verrà delocalizzato e come questo sta creando ansia. L'Armani, ha aggiunto, ha sempre trattato bene e con rispetto i lavoratori, dunque è ancor più difficile comprendere ciò che si sta vivendo al momento.Anche due colossi svizzeri annunciano tagli: si tratta di Credit Suisse e Swisscom.L'istituto bancario ha fatto registrare una perdita di netta di 2,94 miliardi di franchi, dovuta principalmente alla svalutazione di 3,8 miliardi di franchi, determinata in buona parte all'acquisizione dell'americana Donaldson, Lufkin&Jenrett (DLJ) nel 2000. Buoni i risultati in Asia, ma Credit Suisse dovrà tagliare 4000 posti di lavoro, una misura inserita in una manovra più ampia per risparmiare 500 milioni di franchi annui. Non si sa ancora in quali settori e in che regioni avverranno i licenziamenti. In precedenza ne erano stati annunciati 1600 in Svizzera e 1800 a Londra, ora se ne aggiungono altri 600.Taglia anche Swisscom: saranno 700 i posti di lavoro toccati, soprattutto nel settore del supporto. Oltre ad un piano sociale, verranno però creati 500 nuovi impieghi in settori diversi. Swisscom ha ottenuto un utile di netto di 1,36 miliardi di franchi: una cifra elevata, ma che è del 20% inferiore rispetto a quella dell'anno precedente, causa gli effetti del cambio, la forte concorrenza nel settore e una sanzione della Commissione federale della concorrenza.