CRONACA
«Villeggiatura ai Caraibi», gli eritrei scatenano il web. Ma Mattei ammonisce: «non è proprio così»
Il caso dei richiedenti l'asilo scappati da Lavizzara fa discutere. «Sono abbandonati a loro stessi, non si lamentano per il freddo», è la voce fuori dal coro del deputato di Montagna Viva
BELLINZONA - Asilanti eritrei in fuga da Lavizzara, dove sono ospitati, a causa del freddo e della neve? Una decina di persone si sarebbe allontanata a piedi, per poi essere ritrovata vicino a Bignasco. La notizia ha fatto il giro del web scatenando, come spesso succede quando si tratta di un tema delicato come questo, svariate reazioni.«Volevano andare a Bellinzona per lamentarsi, nonostante non siano in un bunker», ha detto il sindaco di Lavizzara,
Michele Rotanzi
. Gli asilanti manterrebbero i contatti con connazionali ospitati altrove, e da lì potrebbe essere nato il desiderio di alloggiare dove faccia meno freddo. Oppure, si è anche detto, il rifugio isolato dalle città non piace.«Invece di lamentarvi, uscite a spalare la neve, così il freddo passa. Non siete contenti, tornate a casina vostra!!!», ha commentato su Facebook il leghista
Massimiliano Robbiani
. La sua è un'idea condivisa da molti: «è freddo per tutti e non solo per loro", si legge in qualche post. Alcuni post sono anche ironici, da «tutti ai Caraibi a svernare ovviamente a spese del "fortunato" contribuente svizzero"» a «per fortuna! Cosa pensavano che li mandassimo alle Maldive?».In diversi affermano che, se ai rifugiati non vanno bene le condizioni, essi possono tornare in Eritrea. «Chi è in pericolo di vita si accontenta di quel che passa il convento. Da rimandare a casa loro quelli che non gradiscono l'aiuto che ricevono, si vede che non sono proprio così bisognosi e sono solo dei rognosi sfruttatori di chi vuole aiutarli», la dura presa di posizione, sottoscritta da tanti, di un utente. Interpellata da La Regione,
Carmela Fiorini
, capo del Servizio richiedenti l’asilo dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, ha detto che «purtroppo sono situazioni che capitano e questo malgrado il trattamento esemplare che viene riservato agli ospiti da chi gestisce la ex scuola al Piano di Peccia. Quando verrà organizzato l’incontro con un portavoce degli eritrei ribadiremo che sistemazioni come quella rientrano nelle possibilità che si presentano agli uomini soli che sono in procedura d’asilo: questa è la prassi e non si deroga». Ha fatto anche notare come con queste proteste «i richiedenti l’asilo si mettono inconsapevolmente dalla parte del torto e alimentano i motivi di critica di chi non li vuole».Dai social network è spuntata una voce fuori dal coro. È quella del deputato di Montagna Viva
Germano Mattei
. «Ho visto ospiti dell'infrastruttura d'accoglienza mal equipaggiati e mi di dice che sono un po' abbandonati a loro stessi. In tutta coscienza posso capire se vi sono lamentele», ha scritto, invitando chi redige articoli a visitare le strutture. Per capire che cosa intende, questa mattina lo abbiamo interpellato. Sottolineando che si tratta di informazioni che gli sono state riferite e non verificate personalmente, ha spiegato che «non si lamentano perché sono in valle, ma perché sono abbandonati: il Cantone si interessa poco, i responsabili sono andati solo una volta a visitarli. Questa gente attende che qualcuno dia loro, per esempio, la possibilità di seguire dei corsi di italiano che erano stati invano promessi. Ci sono dei minorenni che dovrebbero forse frequentare delle scuole. Ci sono della realtà che secondo me andrebbero tenute d'occhio, anche se sono in cima a una valle». Lo scorso anno, in Val di Peccia, gli asilanti andavano a mangiare in paese, contribuendo ad animarlo, mentre ora della loro alimentazione si occupa un catering di Locarno. «Mi era stato riferito che non potevano usare la cucina della protezione civile, molto ben attrezzata, ma dovevano lavare i piatti nei servizi igienici». Mattei riporta poi come «non sono fuggiti, i sorveglianti sapevano dove stavano andando, dalle voci che mi sono giunte».
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