CRONACA
Sanremo diventa uno Stadio
Dopo quella delle cover, il gruppo vince anche la gara big con "Un giorno mi dirai". Seconda la sorpresa Michielin, terzo posto per i favoriti della vigilia Caccamo-Iurato
SANREMO - Si è conclusa l'edizione dei record di Sanremo, talmente ben riuscita in termini di spettatori e coinvolgimento sui social, da aver già annunciato il Conti tris.Alla fine, hanno vinto gli Stadio. Ha vinto il tema del rapporto padre-figlia, con una commovente lettera di un genitore alla propria figlia, proprio nell'anno in cui si è fatto un gran parlare di diritti gay. Conquistando il pubblico già dalla prima sera per il testo e la musica, il brano ha spiazzato man mano tutti gli altri, consolidandosi da sorpresa a realtà. E i bookmakers questa volta, almeno con i dati di inizio settimana, non esultano: fra i loro favoriti, solo Caccamo-Iurato sono arrivati sul podio, mentre sono ben distanti Arisa, Noemi e Annalisa. Iniziata con il collegamento col Volo da New York e l'esibizione del vincitore dei giovani, Garbani, la lunga serata conclusiva ha riservato la prima sorpresa con il ripescaggio di Irene Fornaciari. Un brano senza possibilità di vincere, ma che ha potuto portare ancora una volta sul palco un argomento complesso come quello dei migranti. La gara era incerta, perché dopo qualche ascolto tutte le canzoni, chi più chi meno, hanno saputo trasmettere qualcosa. Persino Elio e le Storie Tese, scesi all'Ariston con il loro stile irriverente e la maschera dei Kiss per l'ultima serata, hanno saputo trascinare con i loro sette ritornelli. Tutta la kermesse, ma l'ultima sera in particolare, è caratterizzata anche da glamour e lustrini: occhi puntati dunque sui look, giacca bianca e papillon per Gabriel Garko, lunghi abiti eleganti e a volte anche audaci di Madalina Ghenea. Persino la regina delle sigle dei cartoni animati, che ha fatto tornare tutti bambini per qualche minuti ripercorrendo, a richiesta dei conduttori, alcuni dei suoi successi. Cristina D'Avena si è presentata in lungo, stile Grace Kelly. Inframmezzate dall'esibizione d Roberto Bolle, dall'incursione di Pieraccioni, Panariello e Beppe Fiorello, dai videomessaggi recapitati ad ogni partecipante da un vip (un metodo lanciato dai reality show) e da un'ospitata di Renato Zero, che ha parlato quasi più che cantato, oltre a lanciare il suo album in prossima uscita, le sedici canzoni finaliste si sono alternate sul palco. E infine i tre finalisti: Caccamo e Iurato, i favoriti, con un bel duetto che parla d'amore, gli Stadio, logica scelta dopo aver riscosso man mano più successo ad ogni sera, e la sorpresa Francesca Michielin. Merita due parole questa ragazzina, 21 anni, che con look semplici, a volte un po' particolari, distanti dal glamour, con la timidezza della prima sera, l'esibizione grintosa con Battisti nella serata della cover, è arrivata dove nessuno, in fondo, se la aspettava. Alla fine per lei sarà secondo posto, una mezza vittoria. Ai piedi del podio di piazza Enrico Ruggeri col suo rock sul primo amore, e a Patty Pravo va il premio della critica, segno che la musica italiana presenta novità convincenti (i terzi classificati, Alessio Bernabei per la prima volta da solista, la stessa Michielin, i rapper Hunt e Clementino; inattesa invece la bocciatura dei Dear Jack) ma pure il cosiddetto usato sicuro. Gli Stadio fanno così doppietta, vincendo il concorso big dopo quello delle cover ma sembrano rinunciare alla tripletta: non parteciperanno infatti a Eurosong, pur avendone diritto. La tripletta la farà invece il sempre bravo Carlo Conti, con a fianco chi non si sa. Promosso Garko per il suo innegabile charme, alla prima esperienza da coconduttore, e ieri finalmente sul palco si è vista Virginia Raffaele, quella vera. Non in versione Ferilli, Fracci, Versace o Belen, ma nei panni di sé stessa. Brava, spigliata e non esagerata, ha mostrato di star bene anche senza essere nessuno di diverso.Cosa resterà di questo Sanremo? Le lezioni di vita di Ezio Bosso e Nicole Orlando, la reunion dei Pooh, l'entusiasmo intatto di Ramazzotti e Pausini, i nastri arcobaleno, il pianoforte di Elton John, e le infinite discussioni: perché, Stadio a parte, mettere d'accordo tutti su quale sia la canzone più bella è impresa quasi impossibile. Ognuno porterà con sé le sonorità che più ha amato, come sempre. Sipario, dunque, sull'Ariston.
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