CRONACA
Del Don sbotta: «è la volta buona che mi iscrivo al Partito socialista... »
Niente pace fra Ambrosini e Del Don: l'ex capogruppo non vuol più avere niente a che fare col distretto di Bellinzona e invita Marchesi a agire
BELLINZONA - La querelle interna all'UDC fra Orlando Del Don e Athos Ambrosini pareva poter essere ad una svolta, con il primo eletto quale vicepresidente dell'UDC Ticino per il Sopraceneri e il secondo battuto da Marchesi per l'elezione a presidente cantonale. Ma evidentemente non è così. La nuova mossa è di Del Don.«I rami secchi vanno tagliati, e Ambrosini lo è. Dicendolo rischio di offendere, ma quando si mette il dito nella piaga è così. Di fronte a queste continue polemiche e lamentele sono stufo, non si fa più politica, il suo unico interesse sono io, il che mi lusinga ma d'altro canto mi infastidisce. Dunque il 13 ho mandato due righe secche ad Ambrosini dicendogli che, dato il suo comportamento inqualificabile e dato che non si trova un punto di incontro, nonostante abbia inviato il calumet della pace, non voglio più avere niente a che fare col suo distretto finché lui lo dirigerà. O me o te, finché c'è lui ho chiesto di togliere i miei indirizzi, recapiti telefonici, email eccetera perché non voglio più avere niente a che fare finché non si toglie di mezzo o viene tolto di mezzo. Poi ho rimesso al presidente Marchesi il mio mandato di vicepresidente, in modo che Ambrosini non possa più dire che ci sono io che lo urto e gli faccio ombra».
Non vuole mollare, però? Il suo è solo un modo per liberarsi di Ambrosini, vero?
«La mia intenzione è continuare, eccome, ma non voglio più avere a che fare col distretto diretto da lui. Ambrosini renderà conto a Marchesi. Ho tentato di migliorare la situazione, ma non c'è nulla da fare. Lui sarebbe d'accordo di fare pace, ma a condizione di mettere come vicepresidente uno dei suoi, Christian Clemente, un ragazzino che manipola come vuole lui, al mio posto. Siamo pazzi o cosa? Ora sono stufo. Marchesi dovrà vedere cosa fare, io sono due anni che sopporto questa persona. Sta bloccando il partito, in vista delle comunali non ha fatto nulla: a Biasca non c'è una linea UDC, dunque, cosa ha fatto? Il suo dovere è promuovere il partito, aiutare i candidati che vogliono mettersi in lista con i documenti e le alleanze, per esempio, per avere consensi. L'unico scopo è parlare di Del Don... preferirei fosse una bella donna a pensare a me e non Ambrosini (e ride, ndr)».
Cosa si attende ora da Marchesi, da lei stimato e sostenuto?
«Marchesi adesso deve metterlo davanti alle sue responsabilità. Io sostengo il presidente, per esempio credo andrebbero tolti i presidenti del distretto perché hanno fatto poco. Si potrebbero lasciare solo i presidenti sezionali, siamo un partito piccolo e con troppi presidenti si fa solo confusione. E la Commissione disciplinare si muova a dire basta ad Ambrosini, anche se non voglio dare ultimatum. Io nel partito sto bene, lavoro bene, sono grato all'UDC per avermi dato la possibilità di entrare in Parlamento, ma se preferisce Ambrosini, è la volta buona che mi iscrivo al Partito Socialista. È un personaggetto da nulla cresciuto pieno di boria. Io credo in Marchesi, un diplomatico, lo voglio aiutare ad amministrare questo partito piccolo e litigioso, ma tagliamo i rami secchi, questo oltretutto è sterile da tanto. Serve una decisione chiara, si deve dire basta: Ambrosini, o ti dai da fare o te ne vai. Ci ha lavorato contro alle cantonali e alle federali, a me in particolare, con la aggregazioni anche, ce l'ha con Tuto Rossi, Morisoli, La Destra... . Anch'io ho avuto i miei momenti di sconforto e rabbia quando si è scelto di diventare La Destra, mi è costata cara, ma mi sono arrabbiato all'interno del partito».
Ambrosini ha chiesto la sua espulsione dal distretto, lei quella di Ambrosini dal partito. A che punto siamo?
«Lui ha chiesto la mia espulsione dal distretto ed è stata respinta. Gli è andata male, perché io sono presidente anche della sezione di Bellinzona e faccio parte dell'area direttiva. Io ho chiesto la sua dal partito intero, più grave. È stata creata una commissione ad hoc, e la denuncia è stata tenuta nel cassetto vedendo se abbassava la cresta. Non l'ha fatto, ora bisogna decidere. Un presidente deve unire, superare gli ostacoli, lui alimenta problemi. Ci sono fazioni, chi non va al distretto per lui, chi dà le dimissioni. Non vuole prendere Tuto Rossi che ha fatto più preferenziali di lui alle cantonali, ha fatto quel che ha fatto ma ha il diritto di presentarsi. Sono tutte scuse per denigrare chi è venuto prima di lui, che è il nuovo Messia, ma quando è messo davanti alla responsabilità si nasconde dietro un dito. Sempre colpa di Del Don, dunque non entro più nel distretto, non mi ha neanche come superiore al momento dato che momentaneamente mi metto da parte».
In Vetrina

IN VETRINA

Tra imitazione e autenticità: perché la pietra naturale continua ad affascinare

09 LUGLIO 2026
IN VETRINA

Gehri, la piscina come stanza all’aperto

07 LUGLIO 2026
IN VETRINA

A San Bernardino gastronomia... sotto le stelle. Torna la rassegna Alpine Gourmet

02 LUGLIO 2026
IN VETRINA

Trova le differenze: FLP lancia una campagna sul rispetto a bordo

24 GIUGNO 2026
IN VETRINA

OCST-Docenti alza la voce: “Servono investimenti e rispetto”

22 GIUGNO 2026
IN VETRINA

La Fontana nel calice: territorio, storie, accoglienza

08 GIUGNO 2026