LOS ANGELES - E infine, la statuetta è sua. Leonardo DiCaprio, dopo cinque nominations senza trionfi, vince l'Oscar come miglior attore. Era la notizia più attesa della Notte degli Oscar 2016: erano aperte le scommesse, fra chi riteneva che questa volta ce l'avrebbe fatta e chi pensava a che cosa sarebbe successo se invece avesse fallito ancora una volta.Ci è voluto "The Revenant" per portare alla vittoria l'attore del celeberrimo "Titanic". Un film che ha regalato la statuetta per la miglior regia a Inarritu, al secondo trionfo consecutivo dopo quello con Birdman ed ha vinto quello per la miglior fotografia, una pellicola dai toni forti, un continuo andare e tornare dall'inferno che ha esaltato l'interpretazione di Di Caprio. Attaccato dagli indiani, ferito da un orso, abbandonato e tradito dai compagni, accudito da un capo indiano, in lotta impari contro tre cacciatori, il personaggio di Glass sopravvive a tutto, un uomo solo contro la natura, e infine rinuncia alla vendetta. «Fare The Revenant è significato entrare in una relazione uomo e ambiente. Pensate che siamo andati al Polo Sud per avere la neve vera sul set. Il cambiamento climatico è una grande minaccia per la specie umana. Dobbiamo smetterla di posticipare i cambiamenti, il cambiamento deve avvenire adesso. Dobbiamo dare voci gli autoctoni, gli indigeni, come ai figli dei nostri figli, voci sotterrate dalla volontà di potere delle multinazionale», ha detto DiCaprio dal palco, inserendo nel discorso un tema che va per la maggiore, in questo caso i cambiamenti climatici. Parlare di Oscar ormai non è più solo questione di lustrini e di vestiti. Ci vuole l'immancabile polemica, che questa volta era stata la scarsa rappresentanza di persone di colore fra coloro che avevano ricevuto la nomination. E in fondo a vincere non sono più solo gli effetti speciali e gli attori famosi, se è vero che il premio per il miglior film è andato a una pellicola di denuncia. "Spotlight" narra, senza mezzi termini, dello scandalo pedofilia nella chiesa, coperto abilmente dalle alte sfere. Accusa, senza paura, ripercorrendo la ricostruzione dei fatti del Boston Globe. La politica dura e cruda, la voce dei sopravvissuti, batte dunque "The Revenant", che però come detto si è ampiamente rifatto e "Mad Max: Fury Road".In termini numerici, il vincitore della notte degli Oscar è quest'ultimo, con ben sei statuette (miglior montaggio, miglior scenografia, migliori costumi, migliori trucco e acconciature, miglior effetto sonoro e miglior montaggio sonoro). Il quarto capitolo della saga di Mad Max ha toni apocalittici, fra l crollo della civiltà umana con un solo sopravvissuto, i Figli della Guerra, battaglie epiche e la mancanza di beni quali acqua e benzina. «Questo film potrebbe essere profetico: se non siamo gentili con il prossimo e non smettiamo di inquinare l’atmosfera tutto quello che accade nel film potrebbe capitare a noi», ha detto il costumista Beavan, facendo intendere un futuro cupo e preoccupante.Mastica amaro Stallone, che con Rocky non ottiene il premio per il miglior attore non protagonista, che invece ha messo in evidenza un altro film politico, "Il Ponte delle Spie", incentrata sulla crisi degli U-2 fra USA e Unione Sovietica durante la guerra fredda. Gloria anche per l'Italia, con Ennio Morricone che trionfa per la miglior colonna sonora a 87 anni suonati.Insomma, fra fantascienza e film classicamente apocalittici e crude lotte per la sopravvivenza, fa capolino la realtà: segno di un cinema che sta cambiando, adattandosi a quel che succede fuori dal mondo dorato di Hoolywood? Come a dire, c'è posto per tutti, e la spartizione dei premi lo dice chiaramente. Forse siamo davanti a una tendenza, anche se quel che rimarrà di questa notte degli Oscar è la statuetta in mano a DiCaprio. Finalmente!