BELLINZONA - Una città blindata per un processo che è una prima a livello svizzero: i quattro imputati, arrivati ammanettati e incappucciati dalle carceri della Svizzera Interna ove sono detenuti, sono accusati di aver cercato di pianificare un attentato jihadista. Il dibattimento si svolge al Tribunale penale federale.In aula, si è ricostruita la vita degli accusati, dal momento della partenza dall'Iraq sino all'arrivo in Svizzera. Il principale imputato, Mohammed Osamah, 29 anni, il presunto capo della cellulare jihadista, ha chiesto asilo politico nel nostro paese e a seguito de problemi alla schiena che lo costringono su una sedia a rotelle è stato a lungo ospite del centro di Notwil. I quattro avrebbero aperto una pagina su Facebook inneggiante all'ISIS, con immagini violente e crude. Tutti negano di aver caricato quelle foto, e dicono di essere entrati nella pagina poche volte, e per divertimento. Come per scherzo l'imam (ma solo nel tempo libero, non avendo ricevuto il permesso in Svizzera di esercitare) Abdulrahman Al Obaidi avrebbe scritto in chat «fratello, sono un musulmano monoteista che crede nello Stato Islamico in Iraq ed è un suo soldato».Per quanto concerne l'attentato vero e proprio, sotto la lente di ingrandimento sono finite delle conversazioni di Osamah via chat e Skype con Abu Hajer e Abu Fatima, personaggi attivi nell'ISIS in Siria. «I messaggi sono stati tradotti male» ha dichiarato l'imputato. Nessuno ha parlato, secondo lui, di «cocomeri» o «meloni», ovvero «esplosivi» nel gergo terrorista. E Abu Hajer, che peraltro secondo l'imputato scrive male, avrebbe proposto di inviare qualcuno in Svizzera da Osamah non per preparare o svolgere un attentato ma per aiutarlo, visto il suo stato fisico. È stato indagato anche il rapporto dei quattro con la religione. «Prego cinque volte al giorno e leggo il Corano. Ma non sono un estremista: ho semplicemente rispetto della religione», ha ammesso Osamah, mentre Wesam Al Jbory, che avrebbe collaborato con lui nella preparazione dell'attentato, prega cinque volta al giorno ma non si dice particolarmente religioso. L'imam invece ha spiegato di essere «un critico dell’islamismo, lo analizzo di continuo». Poco collaborativo il quarto imputato, Mohammed Al Obaidi, che ha lamentato problemi psicologici a causa delle condizioni di carcerazione e si è limitato a rispondere alle domande con un «quello che avevo da dire l’ho già detto».