A tre giorni dal voto sul Gottardo, al Nazionale passa per un voto un postulato del PLR in merito. A rischio dunque le promesse dei favorevoli e l'Iniziativa delle Alpi?

BERNA - Una decisione che fa discutere, soprattutto essendo arrivata tre giorni dopo la votazione popolare sul raddoppio del Gottardo. Una delle condizioni promesse e ripetute dai favorevoli era di non aumentare il carico nel tunnel. Ieri il Nazionale ha votato un postulato, con un solo voto di scarto, voluto dal PLR che chiede di esaminare se e come sia possibile cambiare l'obiettivo di un massimo di 650'000 mezzi pesanti attraverso le Alpi fissato nella Legge sul trasferimento del traffico merci (LTrasf). Fuori e dentro Palazzo Federale, gli "anti gottardisti" sono in agitazione, e accusano i favorevoli di aver dimenticato (di proposito, ovviamente) le promesse che il risanamento del Gottardo non avrebbe portato a aumento del traffico dei TIR. Sarebbe dunque disattesa l'Iniziativa delle Alpi. Secondo il liberale Kurt Fluri, l'obiettivo è al momento irraggiungibile. Già i rapporti del 2013 e del 2015 dicevano che il limite non sarebbe stato raggiunto due anni dopo l'entrata in funzione della galleria di base del Gottardo. Per Fluri, la tempistica non ha nulla a che vedere con la votazione, e il PLR non vuole mettere in discussione la politica di trasferimento delle merci su rotaia. Fra i favorevoli, l'UDC, guidato dal gran capo degli autotrasportatori elvetici Ulrich Giezendanner, e la ministra dei Trasporti PPD Doris Leuthard. A suo avviso, non cambia l'obiettivo, ma arrivarci entro il 2018 è impossibile, dato che la galleria del Monte Ceneri e il corridoio di 4 metri non saranno operativi prima del 2020 e i terminali e le linee di raccordo in Italia e Germania anche più tardi. Non ha senso, dunque, mantenere una legge di impossibile realizzazione, meglio dunque «sarebbe parlare della protezione delle Alpi e dell’ambiente nel suo complesso», ha detto Leuthard, includendo dunque anche altre fonti inquinanti oltre al traffico pesante (furgoni, auto, turismo ecc.). Il PPD ha votato contro la sua ministra, compresi i due ticinesi Regazzi e Romano. Il postulato è stato approvato con un solo voto di scarto, e fra sette astenuti vi sono ben quattro ticinesi: i leghisti Quadri e Pantani e i liberali Cassis e Merlini), mentre l'UDC Chiesa ha seguito il suo partito nel votare sì e ovviamente la socialista Marina Carobbio ha optato per il no. Come ha detto in aula, spalleggiata dagli ecologisti, ritiene che questo postulato metta in discussone la strategia di trasferimento. Chi ha votato, ha ribadito, si è fidato delle promesse (soprattutto di Leuthard, Regazzi e Lombardi), ed ora giunge un cattivo segnale nei confronti di chi ha votato no, con un pensiero particolare al Mendrisiotto.