.Quest'ultimo ha parlato di un modello intelligente, flessibile, l'unico al momento che possa essere accettato dall'UE. Secondo Ambühl, infatti, non lede i principi della libera circolazione. «In alcuni casi molto eccezionali, definiti tramite indicatori socio-economici precisi, sarebbe possibile adottare diversi tipi di misure, limitate nel loro campo di applicazione e nella loro durata. In assenza di una situazione eccezionale, il principio della libera circolazione delle persone sarebbe applicato così come effettuato fino ad oggi», si legge ancora nel testo che riassume il modello. I parametri presi in considerazione, ha sottolineato Ambühl, sono restrittivi. Infatti, prosegue il testo, «sono stati adottati i seguenti indicatori di riferimento: il tasso di migrazione netta, il tasso di lavoratori frontalieri sulla popolazione attiva, il tasso di disoccupazione e il livello dei salari. La deviazione di un valore dalla media è calcolata in deviazioni standard. A ogni livello, il tipo di intervento è determinato dal grado di eccezionalità della situazione. Tutte le misure necessitano innanzitutto (“precondizione”) di una situazione migratoria eccezionale (tasso di migrazione netta e tasso di lavoratori frontalieri fortemente superiori alla media». I frontalieri vengono definiti come «residenti generalmente in paesi caratterizzati da costo della vita inferiore e dinamiche economiche meno favorevoli, possono generare degli effetti sul mercato del lavoro più marcati rispetto ai migranti residenti». Le misure esterne che li riguardano sarebbero l'applicazione della preferenza indigena e non dei contingenti, un sistema più gestibile. Per quanto concerne l'immigrazione tout court, si parla di un freno ad essa. Le misure interne non sono di competenza dello studio in questione.Anche