LUGANO - 45 pazienti richiamati perché, durante gli esami di gastroenterologia da loro svolti a fine febbraio al Civico, sono stati usati degli strumenti di endoscopia non ben disinfettati: sono stati infatti lavati col sapone ma non con il disinfettante. Il rischio, seppur minimo, riguarda contagi di epatiti B e C, mentre non esistono nella letteratura medica casi di contagio da HIV. Del caso, e del fatto che il Civico non finisce per la prima volta sotto la lente d'ingrandimento per casi del genere (si ricorderanno i contagi di epatite), abbiamo contattato il responsabile comunicazione dell'EOC Mariano Masserini.
Come mai avete deciso di rendere pubblico il caso?
«Abbiamo deciso di usare la massima trasparenza perché solo così facciamo l'interesse dei pazienti. Abbiamo scelto di comunicarlo in questo momento perché abbiamo convocato i pazienti e praticamente tutti sono stati già sentiti dallo specialista, per noi era tempo di informare anche l'opinione pubblica. Ciò che vogliamo è la trasparenza nella comunicazione anche degli errori, che possono succedere».
Quando avrete i risultati?
«Stiamo terminando le analisi, saranno concluse nel corso di questa settimana e poi per i risultati ci vorranno 2-3 settimane».
In pratica, il rischio di contagio del virus dell'HIV è di fatto escluso mentre esiste quello, seppur infinitesimale, di contagio di epatite?
Il rischio di trasmissione di HIV non è mai stato repertoriato nella letteratura medica, mentre essa contempla un rischio, bassissimo, di possibile contaminazione di epatite B e C. Vogliamo essere sicuri e per precauzione stiamo facendo gli esami, lo saremo quando avremo i risultati. Stiamo controllando se tra le 45 persone qualcuno poteva essere già positivo per le epatiti, al momento pare di no».
Come hanno reagito i pazienti?
«Anche se un paziente si trova di fronte uno specialista aperto, trasparente, empatico magari una certa apprensione o aggressività possono rientrare nei limiti dell'accettabile. Non è bello per nessuno sentirsi dire che c'è una possibilità anche minima di aver contratto un'epatite. Siamo pronti a fornire, se qualcuno ne fa richiesta, assistenza di tipo psicologico. Samo dispiaciuti e chiediamo scusa ai pazienti, siamo naturalmente disponibili verso tutti, saremmo accanto a loro».
Ovviamente, resterete al loro fianco anche nel malaugurato caso in cui qualcuno sia stato contagiato, vero?
«Per noi il caso sarà concluso quando avremo la certezza che nessuno sia stato contagiato, o se fosse successo, nonostante le bassissime probabilità, quando la persona sarà guarita».
Cosa accadrà alla persona responsabile dell'errore?
«Per intanto sono in corso accertamenti amministrativi interni, dunque è prematuro parlarne. Questa persona è stata momentaneamente sospesa dal suo incarico, sia per la sua sicurezza che dei colleghi. Dobbiamo capire tutti i dettagli di quanto successo».
La gente comincia a chiedersi se sia sicuro recarsi al Civico: dopo il già citato caso di contagio, questo episodio...
«Certo, è comprensibile, ma il rischio zero non esiste da nessuna parte negli ospedali, è un dato di fatto che la gente deve conoscere. Ciò che il Civico fa è cercare di imparare dagli errori che possono succedere, cerca di migliorare ulteriormente la qualità. È la cultura dell'errore che c'è al Civico, su cui costruiamo i cambiamenti che possono essere utili per migliorarsi sempre, non si finisce mai di imparare».
Come mai è accaduto di nuovo al Civico? La professionalità e la qualità sono più basse di altrove?
«Purtroppo è successo di nuovo al Civico, che si impegna per porre rimedio agli errori che peraltro non possono esclusi da nessuna parte. Magari ci sono altri ospedali meno trasparenti. Non direi comunque che capita sempre qui, se pensiamo all'ultimo clamoroso caso della medicina ticinese (il caso Rey, ndr) non è accaduto al Civico. Come grande ospedale facciamo il possibile per non essere al centro di questi episodi, ma come ripeto non si può mai escludere l'errore».