«Senza enormi misure di contenimento della spesa nel 2016 ci sarebbe il punto di non ritorno, il fallimento». Parole drastiche, quelle pronunciate nel giugno 2014 da Michele Foletti. Eppure, in effetti, la città più importante del Cantone aveva le casse vuote. Dal gettito fiscale dalle banche crollato, all’onere dei Comuni aggregati, senza dimenticare un’imprudente gestione negli anni precedenti da parte del duo Giudici-Bignasca, hanno contribuito ad un deficit nel 2013 di circa 50 milioni di franchi e a debiti verso le banche che nel 2014 hanno toccato la soglia del miliardo di franchi. Non meno grave la situazione del debito pubblico, schizzata in 10 anni (dal 2004 al 2014) da 41 a 589 milioni di franchi.In questo contesto il Municipio non ha potuto lanciarsi in ulteriori grandi progetti, ha dovuto disattendere le promesse fatte nei confronti dei quartieri aggregati nel 2013, ma, soprattutto, è stato costretto ad una serie di misure per evitare il baratro. Prima fra tutte l’aumento del moltiplicatore comunale d’imposta: dal 70 all’80 percento in un sol colpo. Coraggiosa iniziativa del Municipio a maggioranza leghista, che ha causato la prima vera frattura con il movimento di Via Monte Boglia, che, in Consiglio comunale, consapevole dell’impopolarità della misura, l’ha osteggiata fortemente. Lo stesso vale per la tassa sul sacco, con la proposta municipale annacquata a causa della minaccia di referendum proveniente sempre dal movimento leghista.Il cantiere del risanamento delle finanze è ben lungi dall’essere concluso, tanto che secondo il Piano finanziario della città almeno fino al 2019 non sarà possibile raggiungere il pareggio dei conti. Dalle prime misure, come la chiusura dei gabinetti pubblici, apparse come il frutto dell’improvvisazione, l’esecutivo cittadino ha intrapreso un lavoro più approfondito che dovrebbe portare ad un miglioramento strutturale. Dalla riorganizzazione dei dicasteri, e, più in generale, da una migliore definizione delle competenze, che permettano una gestione migliore della cosa pubblica ed anche un risparmio di risorse. Basti pensare che in passato erano ben quattro i dicasteri che si occupavano, in un modo o nell’altro, della gestione del territorio, così come più dicasteri e settori dell’amministrazione si occupavano di cultura o di politiche sociali.Una situazione che inevitabilmente ha portato ad una gestione alle volte caotica ed inefficiente della spesa pubblica. Prossima tappa sarà la definizione di un nuovo Regolamento organico dei dipendenti (ROD), mentre per il momento sembra che il Municipio non abbia visioni sulle strategie delle società pubbliche (AIL, TPL, Casinò, …). Quanto ai grandi investimenti, per ora, sembra che il Comune sul Ceresio si limiti a portare avanti (timidamente) le visioni dell’era Giudici e poco più, il che, a medio-lungo termine, per la prima città del Cantone, non è certamente sufficiente per tornare ad essere la locomotiva cantonale.