CRONACA
«Mí sum da Lügán, ma pias ul LAC»
Giovanna Masoni Brenni lascia il Municipio dopo 12 anni e lancia un possibile ballottaggio. La "mamma del LAC" più viva che mai
Dopo aver perso il sindacato, il PLR si è rassegnato al dominio leghista?
«È possibile che qualcuno sia scoraggiato. Ma molti liberali non sono affatto rassegnati, vogliono battersi con grinta e con onore. Il PLR, ne sono certa, saprà farlo, anche con un ballottaggio per il sindacato, se vi saranno i presupposti. Gli elettori, giustamente, ce lo chiedono. E la persona giusta l’abbiamo. Poi si vince o si perde, ma deve essere sul campo di battaglia. E io farò, seppur questa volta solo da fuori, la mia parte».
Quando lei è entrata in Municipio, sua sorella Marina era in Consiglio di Stato. Più vantaggi o svantaggi?
«Sono cresciuta fin da piccola con un cognome “ingombrante”: al sentirlo nominare, il mio interlocutore mi amava subito, a volte anche appassionatamente (quante volte mi sono sentita dire “un nome una garanzia”) o non mi amava affatto (pure, a volte, appassionatamente); e questo ancora prima di conoscermi. Se da un lato mi pareva e mi pare un po’ strano, perché estraneo al mio modo di essere (i nomi non mi hanno mai impressionata, sono le persone che mi impressionano, la loro testa, la loro anima, il loro cuore), d’altro lato non mi ha mai dato fastidio, l’ho preso come un dato di fatto. Marina (e mio papà Franco prima) ha suscitato grande passione, ma non solo. Per finire penso che vantaggi e svantaggi si siano un po’ compensati a vicenda».
Il “suo” LAC ha ormai superato i sei mesi di vita. È soddisfatta?
«Mantengo i piedi per terra, ma sono molto soddisfatta. Soprattutto perché il “mio” LAC ha già cambiato Lugano, ne ha allargato gli orizzonti, ed anche localmente è già diventato il LAC di tutti, il nostro LAC, proprio come volevamo. Perché il LAC ha suscitato un sentimento di orgoglio collettivo, che fa bene, e che da un po’ di tempo non percepivamo. Un aneddoto: incontro una signora, mi ferma e mi dice “mí sum da Lügán, ma pias ul LAC, ma sa trövi bén cunt ul LAC, a vu lá dó-tré vòlt ala setimana, a vu in dala hall, a vu sü par la scala, a ma sa sèti gió e vardi föra; e pénsi: “Che bèll ul nòss LAC, a l’u pagaa un puu anca mí!”».
Lei è entrata in Municipio dopo la prima ondata di aggregazioni. Quale bilancio trarre?
«Necessarie per la soluzione dei problemi, sempre più complessi e diffusi (pensiamo, per fare un solo esempio, a quelli della mobilità). Costose, in termini di soldi, quelle realizzate; arricchenti in termini di risorse umane e naturali. Insufficiente il coinvolgimento dei quartieri, che questa legislatura è stato troppo scarso, fin verso la fine. Ma comunque giuste e anche necessarie».
Se dovesse ricordare una giornata di questi 12 anni quale sarebbe?
«Penso di non essere l’unica (eravamo oltre 30 mila) a dire il 12 settembre 2015, l’inaugurazione del nostro LAC, o, per dirla con quella cittadina di Lugano, ul nòs LAC».
E invece una giornata da dimenticare?
«La separazione del dicastero scuola da quello della cultura».
“Lugano capitale” era lo slogan della sua scorsa campagna elettorale. La città sarà ancora una locomotiva per il Cantone?
«Certamente ci riuscirà, anche perché abbiamo una popolazione e aziende che lavorano e producono e ottimi poli di sviluppo, come USI/SUPSI/CSSC, LAC e Polo culturale, polo medico-sanitario-tecnologico, … ! E anche la cultura vi contribuisce. L’arte e la cultura sono fra le poche cose che han superato, nei secoli e nei millenni, guerre e crisi economiche, favoriscono la crescita sociale e culturale, e l’innovazione, e sono importanti anche economicamente. Nel 2015 il settore maggiormente cresciuto a Lugano in termini di attività economiche è proprio l’economia della cultura».Molti sperano che il suo sia solo un arrivederci alla politica e non un addio. La porta si chiude per sempre?«Grazie! A chi spera rispondo parafrasando Pascoli: “Per sempre, che vuol dir mai? Per sempre vuol dire morire”. E no, allora no, la “mamma del LAC” assicuro a chi spera, è più viva che mai!».
Articolo tratto da TicinoLibero Paper
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