CRONACA
L'Italia detta le condizioni. «Firmiamo solo se...»
Gentiloni è esplicito: «i frontalieri sono discriminati, casellario giudiziario e albo vanno tolti. E riflettete bene prima di applicare unilateralmente il 9 febbraio»
MILANO - Oggi il Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni vedrà Dier Burkhalter. Di cosa discuteranno lo ha anticipato Gentiloni in una lunga intervista rilasciata alla NZZ, dove non le manda a dire alla Svizzera su 9 febbraio e frontalieri: lo scambio automatico di informazioni fra i due paesi e il protocollo sulla collaborazione transfrontaliera relativa alle dogane.Gentiloni ha affermato come la cooperazione tra i due paesi è in crescita, ma precisa come temi quali i rifugiati non possono essere risolti nel corso di poche settimane. A suo avviso, chiudere le frontiere (come tra l'altro auspicato da Gobbi per quanto riguarda quelle a sud della Svizzera) sarebbe «un suicidio per l'UE». Inevitabile parlare di frontalieri e del nuovo accordo fiscale. Gentiloni ritiene discriminatorie sia la richiesta del casellario giudiziario sia l'albo dei padroncini, e sottolinea come «la firma definitiva dell'accordo da parte nostra è legato all'eventuale progresso dei negoziati fra Svizzera e UE e all'abolizione di queste due misure». Ad ogni modo, è fiducioso. «Apprezzo la prudenza del mio omologo svizzero Burkhalter e credo che gli ostacoli possano essere superati» In merito all'applicazione del 9 febbraio, il politico italiano ricorda l'importanza per la Svizzera della libera circolazione delle merci, cui secondo lui è legata a doppio filo quella delle persone. Comunque, «dobbiamo rispettare la decisione della Svizzera ma renderla compatibile alle norme dell'UE». Una soluzione unilaterale «avrebbe grosse conseguenze per l'economia italiana e per quella svizzera. Sarebbe anche un brutto segno per il futuro dell'Europa in termini politici e culturali. Ci sono troppi interessi comuni, quindi la Svizzera rifletta molto bene sui rischi di misure unilaterali».
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