LUGANO - Giovanna Masoni Brenni lascia il Municipio dopo 12 anni, e lo fa lasciando un'eredità importante: il LAC, la sua creatura. «Ho avuto l'onore, quale municipale capo dicastero, ella responsabilità politica del cantiere edilizio, ininterrottamente dall’aprile 2004 all’aprile 2016», spiega in un lungo rapporto. Quando lo ereditò, «il progetto edilizio dell’arch. ticinese Ivano Gianola era quasi pronto; non vi era invece documentazione su contenuti, organizzazione, costi. Ho avuto anche la responsabilità politica del cantiere culturale», ed elenca le lunghe tappe che hanno portato al risultato finale. Il cantiere edilizio, spiega Masoni, «è stato molto, molto complesso e impegnativo», per diverse ragioni come le difficoltà tecniche, la prossimità con beni culturali importanti, oltre che a questioni relative gli appalti. Il cantiere è stato inoltre molto impegnativo anche poiché, «visti gli importanti interessi economici in gioco è divenuto terreno di scontro di (perlopiù legittimi e comprensibili) interessi privati incrociati, di concorrenti, imprese, appaltatori e mandatari, associazioni di categoria,lobby, sindacati, eccetera, interessi trasposti poi frequentemente e talvolta insistentemente sul piano politico», prosegue la lunga nota. «L’appalto di impresa generale a un consorzio a maggioranza straniera (COMSA/Edim Suisse)è stato male accolto localmente, malgrado deliberato al termine di una procedura di appalto internazionale e conforme al preventivo contenuto in busta chiusa, allestito con l’ausilio di ditta specializzata della Svizzera Interna. L’ostilità locale non si calmò nemmeno dopo che il Tribunale Amministrativo, al termine di una procedura ricorsuale che vide passare al setaccio tutta la procedura, confermò integralmente la delibera». Oltre a non aver avuto il permesso di lavorare neppure un'ora in più rispetto agli orari previsti, «il LAC è stato anche oggetto, a partire dal 2008/2009, di una campagna mediatica settimanale domenicale senza precedenti, costituita di centinaia di articoli negativi, rimbalzati spesso su altri media, che lasciamo al tempo e alle generazioni future di collocare e valutare piùserenamente». Per tutti questi motivi, per Masoni Brenni «l'esito finale è un successo per nulla scontato».L'opera è costata ai cittadini di Lugano 223 milioni di franchi, l'8,4% in meno di quanto previsto. Non vi sono mai stati referendum contro i crediti, ed è un'altra soddisfazione per la vicesindaca, come il fatto che più dell’80% delle commesse pubbliche sono state deliberate nel territorio locale, dando un indotto significativo al Ticino.I primi mesi di apertura sono stati positivi, «il LAC ha confermato le aspettative di tecnici e utenti che ne hanno apprezzato le caratteristiche funzionali tecniche e soprattutto acustiche per quanto riguarda la sala concertistica e teatrale».Nei ringraziamenti di rito, Masoni cita la NZZ. «C’è stata una “Lugano vor dem LAC” (Lugano prima del LAC) e vi è ora una “Lugano nach dem LAC” (Lugano dopo il LAC); e penso possiamo osare pronosticare una “Svizzera Italiana prima del LAC” e “una Svizzera Italiana dopo il LAC”. E fra dieci anni nessuno immaginerà più Lugano senza il LAC».