BERNA - Il modello bottom up piace. I Cantoni sono pronti a dire la loro in merito all'applicazione di quanto votato dal popolo il 9 febbraio 2013, e hanno deciso di schierarsi a favore, seppur con qualche modifica, della clausola ticinese. La Radio romanda RTS ha infatti pubblicato un documento, che doveva essere confidenziale, in merito, che sarà la base di discussione venerdì all’assemblea straordinaria della Conferenza dei Governi cantonali (CGC).I Cantoni desiderano mantenere una certa autonomia in materia di immigrazione. Sono contrari a una soluzione unilaterale come quella proposta dal Consiglio Federale, perché rischierebbe di far saltare i bilaterali e non terrebbe adeguatamente conto delle differenze regionali, in particolare sul tema dei frontalieri. La Confederazione, inoltre, non dispone a loro avviso di una base costituzionale che le consenta di stabilire le condizioni di concessione del diritto alle prestazioni assistenziali. La clausola ticinese, per contro, è vista come pragmatica. Soddisfatto ovviamente Christian Vitta: questo modello e l'apprezzamento che sta riscuotendo sono una sua vittoria. Ha commentato che in questo modo il rischio che il Ticino sia marginalizzato diminuisce. «Il fatto di aver suscitato interesse anche presso i Cantoni, per noi è importante. Perché significa che il modello che ha sviluppato il Canton Ticino oggi non si limita più a essere solo un modello ticinese. In fondo questo era il nostro obiettivo: condividere questo modello affinché possa entrare appieno nel dibattito nazionale», ha dichiarato ai microfoni della RSI, precisando come il modello, se verrà applicato, dovrà essere modificato, soprattutto «andrà approfondito sul lato immigrazione».Ad ogni modo, è piaciuto il fatto di parlare di preferenza indigena anziché di contingenti.