ROMA/BERNA - Tanti i temi in agenda, fra cui spiccano il lavoro e l'immigrazione, nel viaggio di Norman Gobbi e Christian Vitta a Roma. Vi è stato un incontro con Veri Ceriani, capo negoziatore degli accordi fiscali per il ministero dell’Economia e Finanze, di cui però trapela poco o nulla. Vitta si è comunque detto soddisfatto, perché ha potuto presentare la clausola di applicazione del 9 febbraio denominata bottom up, che tanto piace ai Cantoni. Secondo Vitta, infatti, oltre che la Confederazione bisogna sensibilizzare sul tema anche gli altri paesi.In merito all'immigrazione, Gobbi ha spiegato come c'è stato anche un tavolo di discussione con esponenti dei ministeri che si occupano di immigrazione, consci che quanto succede in Italia coinvolgerà direttamente anche il Ticino e il confine di Chiasso in particolare. Gobbi oggi è tornato in Svizzera e parteciperà a Berna all'incontro fra i responsabili dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia, portando quanto appreso a Roma. L'argomento centrale sarà l'afflusso di profughi e come suddividere i compiti fra Confederazione e Cantoni, in particolare dopo la chiusura del corridoio balcanico e l'annunciato muro in costruzione al Brennero tra Austria e Italia. Si vuole assicurare un'accoglienza anche se i profughi aumentassero, in modo da «non farli dormire sotto i ponti», come ha detto il consigliere di Stato bernese Hans-Jürg Käser, presidente della Conferenza, ma d'altro canto non si esclude l'utilizzo dell'esercito. Gobbi avrebbe ricevuto rassicurazioni in merito da Parmelin: se servisse, i militari arriverebbero alle frontiere ticinesi, ed anzi secondo il Blick i piani di vacanza per più di duemila soldati sono stati sospesi, in modo da facilitare un eventuale spostamento verso il Ticino.A Roma, il Consigliere di Stato ticinese ha appreso che i flussi verso l'Italia sono aumentati del 50%, e dunque le sue stime sono pessimistiche: avverte che bisogna prepararsi a afflussi importanti. Ogni misura andrà concordata con la Segreteria di stato della migrazione, che secondo Gobbi non è però organizzata in modo ottimale. «La sezione opera come un ufficio federale, mentre i problemi con cui siamo confrontati sul confine non hanno orario. Nei giorni lavorativi della scorsa settimana si sono presentate a Chiasso una cinquantina di persone; fra sabato e domenica 113. Serve un approccio adatto alla situazione», ha detto.