BERNA - La calma prima della (possibile) tempesta, a cui è bene prepararsi per tempo. I richiedenti l'asilo sono diminuiti negli ultimi tre mesi in Svizzera (ma non rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, come fa notare Norman Gobbi), ma ieri Confederazione, Cantoni, Comuni e Guardie di Confine hanno discusso un piano d'emergenza. Importante è stato capire come dividersi i ruoli, secondo tre possibili scenari: 10mila domande in 30 giorni; 10mila al mese per tre mesi; 30mila attraversamenti irregolari delle frontiere in pochi giorni. Qual è il più probabile? Non si sa, Simonetta Sommaruga, intervenuta ieri all'incontro, ha detto che per il momento si ipotizzano 40mila profughi. Tutti andranno registrati, e questo sarà compito della Confederazione, che dovrà aumentare la capacità di alloggio dai 4600 posti attuali a 6000, che potrebbero essere portati a 9.000 nel caso dovesse verificarsi il terzo scenario. Gli alloggi dovrebbero essere militari, usare palestre e rifugi della Protezione civile verrebbe preso in considerazione solo in casi eccezionali.I Cantoni poi si occuperanno di alloggio, assistenza e eventuali rinvii. E l'esercito, di cui tanto si parla? 2000 soldati potrebbero essere impiegati quali aiuto alle autorità civili, ma solo nello scenario 3.Norman Gobbi non nasconde la sua preoccupazione: all'incontro di Berna ha portato le informazioni raccolte a Roma, durante il suo viaggio. «La situazione mi sembra sottovalutata. I colleghi degli altri Cantoni lo stanno già facendo. Questo non deve impedire di prendere in considerazione altre varianti per rendere meno attrattivo il Paese. Perché se il Ticino e la Svizzera rimangono l’unica porta aperta attorno all’Italia, qualche conseguenza ci sarà», ha detto al Corriere del Ticino.Un problema relativo al piano è quello dei costi, oltre che dei trasporti. Il Ticino, avanti nella pianificazione poiché Cantone colpito dal fenomeno, poi ha posto alcune domande rimaste senza risposta. Ci sarebbe anche la questione relativa agli alloggi, una problematica perché nel nostro cantone le caserme sono occupate. Siamo pronti? Gobbi non si sbilancia. «Se siamo davvero pronti lo verificheremo solo in una reale emergenza».