CRONACA
Due chiacchiere con Vecchioni: «in questo momento molti sogni sono difficili»
Intervista a Roberto Vecchioni. «Sono sempre di sinistra», ma ormai la politica è distante
CHIASSO – Dopo aver affascinato la sala con le sue parole, e prima di incantare il teatro con la sua musica, siamo riusciti a scambiare qualche parola con Roberto Vecchioni, uno dei principali cantautori della scena italiana. Nell’ultimo sabato di aprile, il professore era ospite di Chiasso letteraria per presentare il suo ultimo libro “La Vita che si ama - Storie di felicità” (
). Dopo la conferenza si gode un sigaro, e poi si piazza su una poltrona firmando pazientemente il suo libro ai numerosi presenti. Viene poi il turno della televisione e, infine, si dirige al cinema teatro. Saluta i componenti della band, e poi si infila nel camerino. Subito esce, chiede se per telefonare bisogna fare qualche prefisso e, un attimo dopo, con grande disponibilità ci concede il suo tempo, il suo pensiero. È stanco, si vede, solo poche ore prima era in fondo allo stivale, ma non si tira indietro e non si ferma. La prima domanda sorge spontanea.
A 73 anni dove trova tutta l’energia per continuare a cantare, scrivere, insegnare?
«Non mi piace stare fermo, questo è sicuro. Le ore in cui sei fermo sono sprecate, buttate via. Abbiamo questo dono meraviglioso di avere occhi, orecchie, gambe, e quindi dobbiamo muoverci. E soprattutto abbiamo il pensiero! Il pensiero va espresso! E ancora più del pensiero, abbiamo le emozioni. Queste bisogna darle alla gente, oggi più che mai servono». Durante la conferenza Vecchioni aveva parlato anche di politica, da cui è ormai distante. “Io non appartengo più”, la canzone è del 2013 e il suo pensiero non è cambiato. Da grande narratore delle emozioni e della vita, la dimensione politica gli è ormai distante, da qui la seconda, inevitabile, domanda.
Professore, cosa non le piace più della vita politica?
«Chiaramente ho ancora un’appartenenza, sono sempre di sinistra. Ma tante cose mi hanno deluso, mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca, tutto qua. È ovvio che la politica deve esistere in una nazione. Una democrazia deve avere la politica. Però non sono più combattente come prima, non sono in prima fila, non sono più con la spada in mano, però i pensieri rimangono. Adesso è mia moglie che combatte, più di me». Sua moglie, Daria Colombo, a cui aveva dedicato la vittoria a Sanremo nel 2011, è stata l’ideatrice del “Movimento dei girotondi”, ed è attualmente attiva in ambito politico e sociale, soprattutto tramite un progetto in Kenya a sostegno dei bambini di strada. Daria Colombo è capolista nella lista di sinistra per le elezioni di Milano del prossimo 5 giugno. E allora veniamo alla città di Milano.
Vecchioni, lei non sarà più in prima fila, ma quando c’è stato da appoggiare Pisapia lei non si è tirato indietro.
«Assolutamente. Già cinque anni fa, quando è stato eletto, abbiamo fatto la campagna per lui, perché ci credevamo, perché era un nostro amico. E abbiamo avuto ragione, perché Milano è diventata una città bellissima, è migliorata in molti aspetti».
La città di Milano migliorata, ma lei è anche un nostalgico della Milano che non c’è più.
«Quello sì. Quando ero ragazzo io c’era molta più tranquillità, calma. E poi c’erano dei personaggi notevoli, personaggi folcloristici, c’erano locali dove si faceva musica che piacevano a me. Adesso è tutto un po’ più burrascoso e complicato, e io preferisco il semplice al complicato». Negli ultimi anni il cantautore si è avvicinato alla fede. Ne ha parlato anche a Chiasso. «Capita a tutti… », ci dice sorridendo e non ci nega anche questo intimo punto di vista.
Si è avvicinato alla fede perché non riesce a trovare tutte le risposte in tutto quello che ha narrato negli anni?
«Ci sono delle risposte segrete, nascoste, che non ho ancora capito. Ma ci devono essere da qualche parte. A me comunque non interessa in particolare pensare che esista un paradiso o che altro, a me interessa pensare che questo mondo abbia un senso. Forse possiamo trovarlo anche dopo la morte, certamente. Ma che ci sia, questo senso, che non sia tutto casuale, che sia un mondo in cui le emozioni non siano gratuite, e il bene e l’amore siano cose importanti». Insistiamo, mettiamo a prova la sua fede.
È difficile vedere un Dio, un’entità sovra terrena, con il mondo che va allo scatafascio.
«Ha ragione. Ma questa domanda è vecchia quanto il mondo, è antica, e nessuno è riuscito a dare una risposta. Anche se la maggior parte dello scatafascio l’han fatto gli uomini, non è opera di Dio. E poi probabilmente il male e il bene si rincorrono, ci vuole una forza contraria per abbattere il male. Ci sono tanti misteri, tanti problemi, ma ci sono anche alcune certezze». Il professore è stanco, l’emozione di parlare con un grande toglie le parole e siamo subito all’ultima domanda. Ce la suggerisce il luogo in cui ci troviamo, Chiasso, cittadina confrontata con la tematica delle migrazioni. «Io non appartengo più quando un uomo è clandestino», canta Vecchioni nella canzone prima citata. E forse è con questa ultima domanda che più mettiamo alla prova la sua fede.
Alle persone, molti giovanissimi, che affrontano questi viaggi della speranza, che giungono in Europa sfuggendo da miseria e guerre, possiamo dire “sogna, ragazzo sogna”?
Sorride, il professore, e poi calmo dice. «Penso si possa sempre. Ci sono sogni facili, ci sono sogni difficilissimi. In questo momento molti sogni sono difficili. Difficili. Dobbiamo tutti avere pazienza, e un’organizzazione un po’ migliore di quella italiana, per aiutare questa gente».Ringraziamo Roberto Vecchioni per ogni parola e lo lasciamo a quelle cantate del suo concerto, nella testa, e nel cuore, intanto, suonano già quelle di “Sogna, ragazzo sogna”.
Sogna, ragazzo sogna, Quando lei si volta, Quando lei non torna, Quando il solo passo Che fermava il cuore Non lo senti più ; Sogna, ragazzo, sogna, Passeranno i giorni, Passerrà l'amore, Passeran le notti, Finirà il dolore, Sarai sempre tu... Sogna, ragazzo sogna, Piccolo ragazzo Nella mia memoria, Tante volte tanti Dentro questa storia: Non vi conto più; Sogna, ragazzo, sogna, Ti ho lasciato un foglio Sulla scrivania, Manca solo un verso A quella poesia, Puoi finirla tu.
magi
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