MILANO - Non siamo jihadisti né terroristi, si sono difesi Abderrahim Moutaharrik e la moglie Salma Bencharki ieri nel corso del primo interrogatorio dopo il loro arresto.Abderrahim Moutaharrik è stato due volte campione svizzero di kickboking e si allenava in una palestra di Lugano, per cui la sua cattura, preceduta dal divieto di entrare in Svizzera su segnalazione del Ticino, aveva suscitato scalpore. L'uomo voleva vendicarsi, pareva dalle intercettazioni, anche su Lugano. Nell'interrogatorio di ieri, ai due non è stato chiesto niente in merito, e non si è parlato neppure del presunto attentato che Moutaharrik sarebbe stato pronto a compiere in Vaticano.I due hanno raccontato di essere giunti adolescenti in Italia e di essersi integrati al meglio, e che non volevano fare del male a nessuno. Come ha spiegato il loro avvocato, Francesco Pesce, «hanno precisato che le frasi da loro pronunciate vanno lette in un contesto più ampio e che dal dire al fare ne passa». Per questo, il legale chiederà la scarcerazione al Tribunale del Riesame.I coniugi non hanno negato di voler andare in Siria e di aver chiesto la tazkia, cioè il permesso d'entrata, a persone non direttamente collegate con l'ISIS. Il loro intento? Aiutare i bambini, poiché sconvolti dalle immagini dei piccoli siriani martoriati, e non per pianificare attentati. Il loro pensiero ora va ai propri figli, di 4 e 2 anni, affidati ai nonni.Avrebbero chiesto un finanziamento, ma non per viaggiare verso il Califfato, bensì per coprire alcuni debiti, fra cui l'acquisto online di un passeggino per un amico. Infine, parlando del fratello morto in Siria di Abderrahmane Khachia (uno degli altri arrestati), avrebbero esaltato non l'attentatore ma il martire, figura importante nel Corano.Anche lo stesso Abderrahmane Khachia ha affermato di non voler far del male a nessuno e che «i miei al telefono erano solo discorsi esagerati, fanfaronate». Anche il suo legale ha intenzione di chiedere la scarcerazione.