LECCO - Abderrahim Moutaharrik, il pugile due volte campione svizzero di kickboxing, non voleva compiere gesti criminali ai danni dei suoi ex compagni di palestra. Lo assicura al Corriere del Ticino Domenico Nera, responsabile della DIGOS, uno dei principali responsabili dello smantellamento della cellula jihadista che ha portato all'arresto, fra gli altri, dell'uomo. Quando a Moutaharrik è stato notificato il divieto di entrare in Svizzera, in una chiamata in arabo alla moglie parla di «volersi vendicare, o di volerli abbattere ovunque», ma Nera, che ha fatto tradurre la conversazione, sostiene che intendeva «quasi certamente sul ring, sportivamente, non fisicamente. In Ticino non dovete preoccuparvi». L'uomo aveva avuto degli screzi con gli allenatori della palestra, e sospettava potessero essere stati loro a denunciarlo alle autorità.Ma come si è arrivati all'arresto di Moutaharrik e di Abderrahmane Khachia (fratello dello "jihadista di Viganello" morto in Siria)? Le autorità italiane vengono a sapere che Oussama Khachia è stato estradato in Marocco, è tornato in Svizzera ed è stato espulso anche da lì. Lui e il pugile sono molto amici, tanto che il padre dell'uomo poi morto in Siria lo tratta come un altro figlio, e dunque Moutaharrik finisce sotto la lente delle indagini. Inoltre, già nel 2009 aveva tentato di comprare da un albanese un'arma, probabilmente per attaccare l'ambasciata palestinese, ed era stato frequentatore della moschea di Costa Masnaga, dove ai tempi degli attentati alle Torri Gemelle era stato trovato materiale propagandistico jihadista.I post su Facebook di Moutaharrik si fanno sempre più violenti, ma poi, quando l'amico muore in Siria, smette improvvisamente di frequentare la palestra di Lugano e inizia a postare foto rispettabili, in giacca e cravatta. Un comportamento che allarma Nera e i suoi, che cominciano a sorvegliarlo in modo più stretto. «Avevamo di fronte un soggetto che improvvisamente aveva posto in essere comportamenti dissimulatori circa le sue posizioni estremiste e che conosceva un foreign fighter morto in Siria. Dovevamo vederci chiaro».Il pugile ha sposato una ragazza che aveva ricevuto un'educazione islamica ma che viveva all'occidentale: dopo il matrimonio, lei cambia. E Moutaharrik è fondamentale anche nell'estremizzazione del fratello di Ousssama. I due progettano un viaggio in Siria, e si rivolgono a un amico conosciuto ai tempi della mosche di Lecco, Mohamed Koraichi, che è in Siria. La moglie del pugile contatta la sorella di quest'uomo, e arriva la tazkia per i due. La partenza è prevista per luglio, con la scusa di vacanze. Ma nei messaggi sul cellulare si parla sempre più di violenza, si dice che «per uccidere un cristiano basta una lama». Sarebbe stato il primo jhadista a colpire il Vaticano, lo incitano. E allora alla DIGOS non basta più pedinare e controllare l'uomo: passa all'arresto.