CRONACA
Intervista (seria) a Giacomo. «Ecco la nostra comicità, un gioco senza pretese sociologiche»
Il comico del famoso trio, a Lugano per due serate, parla di come nascono le gag. «Facciamo accadere le cose, benediciamo gli incidenti e soprattutto ci divertiamo». E sugli svizzeri e i Frontaliers...
LUGANO - 25 anni di carriera e di gag, film e spettacoli, molte espressioni e personaggi entrati nell'immaginario collettivo. Aldo, Giovanni e Giacomo saranno a Lugano il 25 e il 26 maggio, e con Giacomo abbiamo parlato, in modo serio questa volta, del mondo della comicità.
In questi anni com'è cambiato il mondo della comicità? In un periodo come quello moderno, che cosa rappresenta: riflessione o pura evasione?
«Credo sia cambiato il gusto della comicità. Secondo me è diventata più acida e cinica rispetto a quando abbiamo cominciato, 25-30 anni fa c'erano una maggior cura degli aspetti teatrali e della messa in scena, ora si gioca più sulla parola».
Voi non parlate mai di politica, come mai?
«Non facciamo satira politica, è un altro mestiere e non ci interessa come gusto. Il nostro stile è un'altra cosa, ovvero la surrealtà, il gioco, la fantasia. Ridere dei politici aiuta a comprendere i politici? Secondo me prende in giro il politico del momento, le cose che vanno più in profondità sono altre. Per esempio, se si vuole parlare della furbizia delle persone non necessariamente si toccano i politici, il bersaglio diverrebbe solo lui. Noi per contro non abbiamo pretesa di fare satira politica o sociale, quando mettiamo in scena lo sketch sull'ignoranza parliamo in generale. C'è, mettiamo, un critico d'arte assieme a due ignoranti, con questo vogliamo toccare chiunque».
In Italia ci sono molti talent show, basti pensare ad Amici o a The Voice, ma nessuno dedicato alla comicità? Essa non può essere insegnata?
«È difficilissimo insegnarla, dunque è per questo che non ci sono talent in merito. Non escludo che in futuro ce ne saranno... con noi tre come maestri? Saremmo inadeguati, non allarghiamoci! Non per forza un bravo comico è capace di insegnare non scatta questo automatismo, servono bravura e capacità per essere maestri. Come si impara a diventare comici? Molto dipende dal talento, ognuno di noi ne ha per fare una o più cose, e non si insegnano. Poi ci sono le tecniche per migliorarsi. Noi tre abbiamo avuto dei maestri con le scuole di teatro e in seguito ci siamo molto curati, ognuno era critico degli altri: abbiamo insegnato e imparato tra di noi».
Quando recitate in uno spettacolo o siete ospiti di un programma, quanto spazio lasciate all'improvvisazione?
«Dipende, se capita qualche incidente, qualche inceppo verbale ne siamo solo contenti. Se non accade abbiamo il copione, sia benedetto comunque l'incidente (ride, ndr)! Per un attore esso è una tragedia, se va fuori dal copione cambia tutto e si rovina, il nostro invece è un canovaccio come erano quelli della Commedia dell'arte, per cui se uno sbaglia la battuta non è un problema, anzi! Il bello del nostro lavoro è sperare che accadano delle cose».
Fra i vostri ruoli più famosi c'è quello degli svizzeri, che stereotipi volevate prendere in giro? E quali usereste oggi?
«In realtà la presa in giro era linguistica, ci piaceva scherzare affettuosamente una cadenza linguistica. Gli atteggiamenti sono completamente e volutamente inventati, nessun carattere di quelli rappresentati è ticinese. Ci siamo scatenati con la fantasia, l'input è stata la curiosità verbale poi abbiamo spaziato. Casualmente quei tre personaggi stavano bene collocati nel Ticino... Credo che useremmo gli stessi input anche ora, perché dietro la nostra comicità non c'è un ragionamento sociologico ma parte da un accento verbale per costruire. È un gioco, soprattutto, che ci diverte ancora: senza quello, non si potrebbe fare nulla, rimarremmo nella freddezza che trasmette poco».
I Frontaliers giocano molto sul contrasto svizzero-italiano, vi piacciono?
«La loro comicità è molto ruspante e gustosa».
Fuori dal palco, come sono Aldo, Giovanni e Giacomo?
«Siamo delle persone molto diverse fra di loro, con interessi diversi. Ciò che ci caratterizza maggiormente sono la semplicità e la serietà. Non siamo comici nella vita di tutti i giorni? Beh, come si fa a esserlo 24 ore su 24? Ogni persona ha le sue caratteristiche e la sua originalità, un comico può essere anche malinconico ma non è detto: non tutti i chirurghi hanno l'istinto all'omicidio e alla vivisezione, concorda? Per descrivere i miei compagni, di Giovanni direi che è molto sensibile e di Aldo che è estremamente fantasioso».
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