CRONACA
Poretti e le nubi nere. «Non vedo cosa potrà portare a miglioramenti, la crisi c'è...»
Il presidente della Società dei commercianti di Lugano analizza la situazione: gli affitti sono alti, i centri commerciali fanno la loro parte e il franco forte ha causato un meccanismo psicologico che spinge a far la spesa in Italia
LUGANO - Gli affitti troppo alti hanno una loro parte, così come le vendite online e la situazione economica generale. Il momento per i negozi a Lugano è drammatico, Paolo Poretti, presidente della Società dei commercianti di Lugano, non si nasconde. Il periodo di "vacche grasse" è finito, e stanno uscendo limiti e difficoltà del sistema ticinese. Lo spiega a La Regione. «Nel cantone ci sono 350mila abitanti, non siamo a Londra, né Parigi. La gente spende per quello che ha bisogno e in base a ciò che ha in tasca mentre i bar e i ristoranti sono tremila e altrettanti sono i negozi... Bisogna rendersi conto che il mercato è questo e che il ridimensionamento della realtà locale proseguirà. Il problema è che saranno sempre più i grossi, con filiali in tutto il mondo, risorse e strutture che consentono loro di occupare gli spazi migliori a sopraffare i piccoli».Rimanendo il particolare su Lugano, «gli affitti rappresentano senza dubbio un problema. In certe posizioni in città ci sono pigioni che un piccolo negozio non riesce a pagare. Se vengono chiesti 2’000 franchi al metro all’anno, per un commercio di 100 metri quadri sono 200mila franchi all’anno. Cifre veramente importanti». Le griffes internazionali possono permetterselo (anche se è di ieri la notizia dell'addio di Louis Vitton), e spingono verso l'alto tutti i costi. Il meccanismo, però, ora si è inceppato.La vendita online, che prende anche solo 5-10%, può essere decisiva per la sopravvivenza. Poretti poi accusa una tendenza psicologica che porta i consumatori a fare la spesa in Italia, convinti a prescindere di spendere meno. «Da un anno il cambio si è stabilizzato a 1 euro a franchi 1,10. Però, più nella testa del consumatore che nella realtà dei fatti, pare che qui siamo diventati tutti "ladri" mentre oltre confine "benefattori". Di fatto, a parte nel settore alimentare che ha prezzi anche politici, per via dei dazi all’esportazione, molti altri prodotti, qui, hanno prezzi esattamente uguali a quelli praticati all’estero».L'erosione della piazza finanziaria ha causato una riduzione d'indotto soprattutto sulla ristorazione, sui negozi e su tutte le attività che ne risentono. Il presidente della Società dei commercianti di Lugano punta anche il dito sulla nascita di centri commerciali sempre più grandi. «La torta è rimasta uguale ma viene ripartita su più entità e tutti si lamenteranno che non incassano a sufficienza per coprire i costi».Permettere di aprire nei festivi ed eventuali modifiche sul piano viario non cambierebbero la sostanza della crisi: Poretti è pessimista per il futuro. «Non vedo quale elemento possa scatenare un repentino miglioramento della situazione che si sta ridimensionando da una decina d’anni. La politica deve creare le premesse affinché tutti possano operare alle medesime condizioni nel modo più equo e positivo possibile e nel rispetto delle condizioni lavorative dei dipendenti. Poi è il commerciante stesso che deve fare i suoi compiti, D’altra parte, se la congiuntura economica è negativa, non si può fare molto». Il cielo, dunque, non pare schiarirsi, anzi, le nuvole sono sempre più nere.
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