BELLINZONA - Hanno fatto discutere le dichiarazioni del pentito della mafia calabrese Gennaro Pulice che affermavano come avesse pagato un funzionario dell'Amministrazione cantonale, pure lui di origine calabrese, per ottenere il permesso di risiedere in Ticino.Alla Regione, il procuratore generale John Noseda ha affermato che agli inquirenti ticinesi, al momento, non risultano mazzette per ottenere permessi. Anche il Consiglio di Stato ha verificato gli incarti relativi a Pulice e non risulta che sia stato un funzionario di origine calabrese a occuparsene.Il nome del pentito di mafia, che andrà a processo a Lamezia Terme prossimamente, non è nuovo a Nodesa. Infatti, era stato aperto a suo carico un procedimento penale nel 2014, seguito a una denuncia per reati di carattere patrimoniale e relativi alla legislazione sugli stranieri e poi sospeso dopo l'arresto in Italia.Pulice a Lugano aveva il suo studio legale, un bar e anche una società specializzata nella consulenza aziendale. La domanda che si pongono i magistrati ticinesi è come mai, se fosse vero, l'uomo avrebbe deciso di pagare un funzionario, quando avrebbe potuto ottenere il permesso di risiedere a Lugano falsificando l'autocertificazione, cioè omettendo di essere sotto inchiesta in Italia. La vicenda, insomma, ha ancora lati oscuri.