LOCARNO - Sono la band che per molti rappresenta la storia della musica italiana. I Pooh hanno cambiato assetto più volte, senza mai perdere il loro mito, e senza che le loro canzoni leggendarie ne risentissero. Facchinetti, Fogli, Battaglia, Canzian e D'Orazio, chi non li conosce? Sono passati cinquant'anni dai loro inizi, e hanno deciso di ritirarsi definitivamente dalle scene come gruppo, non prima di alcuni concerti in giro per l'Itala. Il 9 luglio saranno a Moon and Stars a Locarno, e li abbiamo incontrati, ponendo due domande a ognuno.
Roby Facchinetti, cosa pensa che proverete quando uscirete dal palco per l'ultima volta?
«Non ci saremmo mai aspettati di arrivare a 50 di carriera. 20 anni fa scherzavamo dicendoci che se fossimo arrivati a questo traguardo lo avremmo festeggiato alla grande e concluso così la nostra carriera. L’emozione che abbiamo provato nei primi concerti negli stadi è stata immensa e indescrivibile, ma sicuramente quando scenderemo dal palco per l’ultima volta il 31 dicembre essa sarà enorme. Per ora preferisco non pensarci e godermi questo anno di festeggiamenti».
La vittoria di "Pensiero" a Sanremo è stato il punto più alto della carriera? O quale è stato?
«Credo che in una storia così lunga come la nostra di punti alti ce ne siano stati parecchi, tante soddisfazioni e tanto impegno».
Riccardo Fogli, lasciare al cinquantesimo vi garantisce gloria eterna, ovvero siete d'accordo col fatto che è meglio lasciare quando si è sulla cresta dell'onda?
«Quello dei cinquant’anni è un traguardo fantastico e vale la pena lasciare ora che siamo in grado di farlo alla grande, con dei grandi concerti e tutta l’energia che ci ha contraddistinto nel corso della carriera».
Pensando a "La donna del mio amico " e "Amici per sempre", quanto sono stati importanti l'amicizia fra voi e l'amore per le vostre famiglie?
«L’amicizia è fondamentale e dopo tutti questi anni ci siamo ritrovati come se non ci fossimo mai lasciati, con la stessa sintonia dei primi tempi. La mia famiglia è tutto per me, è la mia forza».
Dodi Battaglia, chi vi piace della musica di oggi?
«Premesso che la musica è bella sempre, ci sono sicuramente dei gruppi molto interessanti, giovani talenti che escono anche dai talent e sono davvero sorprendenti. Le cose sono molto cambiate da quando abbiamo iniziato noi, i tempi sono diversi ma la musica è sempre la musica».
"Chi fermerà la musica" parla degli ostacoli incontrati dagli artisti ai tempi, adesso talent show e social network rendono le carriere più facili? O è il contrario?
«Da un lato sicuramente agevolano l’ascesa al successo ma dall’altro sono meccanismi talmente veloci che a mio avviso a volte destabilizzano. La gavetta è molto importante in questo lavoro e oggi non si fa più come si faceva una volta».
Red Canzian, avete sempre prodotto anche da solisti, è quello il vostro futuro?
«Non so ancora cosa ne sarà di noi dopo il 31 dicembre ma sicuramente andremo avanti a fare quello che abbiamo sempre fatto, e quindi musica. Avremo anche molto più tempo per le nostre famiglie e per rilassarci un po’».
"Uomini soli" parla di insegnamenti e di cambiamenti: qual è il più grande insegnamento che vi ha dato la musica? Cambiereste qualcosa della vostra carriera?
«Nella nostra carriera e nella nostra vita, come in quella di tutti, ci sono stati alti e bassi ma ciò non toglie che non cambierei nulla della mia storia musicale, ogni esperienza è stata bellissima ed è servita».
Stefano D'Orazio, il vostro nome viene da Winnie the Pooh, cosa vi è rimasto nello spirito di quando eravate bambini? Lo rivedere nei giovani d'oggi?
«I tempi sono molto cambiati quindi non riesco a rivedere nei giovani d’oggi quello che eravamo noi all’epoca. Il nostro spirito comunque è quello di quando eravamo agli inizi, sempre pronti a nuove sfide e ad imparare qualcosa».
"Piccola Katy" fotografava una ragazza degli anni '60, se doveste indicare una canzone, vostra oppure di altri, che rappresenta l'oggi, quale scegliereste?
«Ce ne sono davvero tante, trovarne una è davvero difficile».