LUGANO - Il caso fece discutere: era il 3 aprile e un poliziotto fermò un tassista italiano che transitava nella Vedeggio-Cassarate attorno alle 23. L'uomo trasportava passeggeri italiani, e fu aggredito verbalmente dall'agente, che minacciò anche il ritiro della vettura. A suscitare sdegno furono le espressioni usate, da «forse lei non ha capito: qui non siamo a Milano, qui detto io quello che si fa!» a «questo signore lo metto in croce come Gesù» sino addirittura a «per molto meno c’è chi si è preso una fucilata».Un'inchiesta interna della Polizia cantonale, durata tre mesi, ha deciso di punire l'agente. La sanzione è amministrativa ed è più grave del semplice richiamo, ma, secondo la prassi, non è stato reso noto a quanto ammonti. Intanto, l'esperienza ha segnato il tassista italiano, che, sentito da Radio Fiume Ticino, ha affermato categoricamente che in un futuro «se mi dovesse capitare ancora una persona che vuole andare in Svizzera – fossero anche le 3 del mattino senza un taxi in giro – beh, io in Svizzera non la porterei mai. Per me potrebbe rimanere a piedi».In ogni caso, rimangono ancora dubbi sui due verbali: il primo, compilato dall'agente, parla di un tragitto da Milano a Lugano Pregassona, il secondo, recapitato al tassista dall'Ufficio della Circolazione, di un trasporto non consentito nel corso del quale sarebbero stati caricate persone a bordo. «Ma io in Svizzera non ho caricato nessuno, il tragitto è stato da Milano al Ticino e poi di nuovo verso Milano». Dunque, perché comminare 400 franchi di multa? Il diretto interessato non ha peli sulla lingua: «O il poliziotto ce l’ha con i tassisti o è una questione di razzismo».