BELLINZONA - Un'Amministrazione ticinese di buon livello, la difficoltà a parlare di libera circolazione con Berna, le discriminazioni che in realtà non ci sono, i rapporti con l'Italia come sfida futura. Jörg De Bernardi dopo 5 anni lascia il ruolo di delegato ai rapporti con Berna per divenire secondo vicecancelliere della Confederazione, e in un'ampia intervista al Corriere del Ticino parla delle tematiche che ha dovuto affrontare.«La figura del delegato a Berna va misurata con la capacità da parte del Cantone di poter decidere tempi e modalità di trattare ogni singolo dossier federale. Bisognava fare in modo di non giungere alla fine di un processo e sentirsi dire che il Ticino, per negligenza, non aveva colto l’occasione per presentare il suo punto di vista», precisa. Ma in che cosa consiste il suo ruolo? Gli obiettivi per De Bernardi erano sostanzialmente tre: la difesa degli interessi ticinesi, il rafforzamento della presenza ticinese nei ranghi dell’Amministrazione federale, l'immagine pubblica del Cantone. «Se è il Ticino che vuole qualcosa da Berna, è il Ticino che deve adeguarsi ai ritmi e ai processi decisionali di Berna», è convinto. «Ho lavorato più del previsto a Bellinzona per fare in modo che il Cantone si trovasse pronto su determinati dossier anche se non ne percepiva forse (ancora) l’urgenza diretta. Il mio obiettivo di fondo è stato quello di rendere me stesso inutile, mettendo in condizione i servizi stessi dell’Amministrazione cantonale di svolgere un lavoro di lobbying con i loro referenti a Berna. Grossi temi a parte, l’utilità della funzione va misurata per come vengono trattati quei dossier che altrimenti passerebbero inosservati».L'Amministrazione, a suo dire, è efficiente e ha lavorato bene, ed anche i rapporto con Berna sono positivi. «In questi anni non mi sono mai imbattuto in casi di evidente e voluta discriminazione», anche se c'è un «tema sul quale ho notato una grossa distanza, quasi vivessimo in mondi diversi», ovvero il mercato del lavoro. «Avere come vicino l’Italia che non si è ancora ripresa dalla crisi economica-finanziaria del 2007-2008 non è come aver vicino l’Austria o la Germania. Ogni regione linguistica vive dunque diversamente la libera circolazione delle persone per ragioni di geografia, ma pure di “filosofia”. Ho riscontrato una grossa distanza ad ogni livello, di vocabolario e di mondi di riferimento, che rende arduo se non impossibile anche già solo un dialogo, per non parlare di compromessi. Non aiuta poi che nel nostro Cantone la relazione con il fenomeno del frontalierato non sia libera da contraddizioni». Di conseguenza, approva il modello bottom up proposto da Vitta.La sfida per il futuro, che ora viene sottovalutata, è per De Bernardi quella legata ai rapporti con l'Italia. «Trasporti, migrazioni, fisco e finanze, turismo, sicurezza: l’Italia non può essere ignorata, potrebbe costituire un partner di primissimo ordine, non fosse che per questioni di massa critica. Lo dico pur essendo consapevole delle grosse difficoltà di ordine politico e giuridico che una più stretta collaborazione transfrontaliera comporta. D’altra parte, il peso geopolitico del Ticino nelle relazioni con Berna dipenderà sempre di più anche dalla qualità delle nostre relazioni con l’Italia».