CRONACA
La fierezza di Del Ponte, la via bilaterale di Schneider-Ammann e Leuthard che attacca il populismo
A Tenero Parmelin parla della sicurezza che serve per mantenere la libertà, Burkhalter vuole spegnere il fuoco del terrore, per il Vescovo «siamo fatti per amare e essere amati»
BERNA - Sono stati molti i discorsi che hanno caratterizzato il primo agosto. Molte personalità sono giunte in Ticino, a partire da Carla del Ponte sino al Consigliere Federale Guy Parmelin.Sul praticello del Rütli, ha parlato ex procuratrice generale della Confederazione
Carla Del Ponte
, invitata dalla Società svizzera di utilità pubblica. Il suo discorso è stato incentrato sulla fierezza di essere svizzera: «la vita professionale mi ha portato spesso all’estero, talvolta per lunghi periodi. E sono stata fiera di essere svizzera. Fiera di provenire – e a volte di rappresentare - una nazione che frequentemente viene vista come un piccolo paese florido ma capace di grandi visioni. La nostra storia millenaria ci riporta vari episodi dove le "visioni" sfociarono in azioni concrete. Vorrei citarne tre: la fondazione della Croce Rossa, il nuovo traforo del Gottardo e la recentissima circumnavigazione della terra con il Solarimpluse». L'inaugurazione del Gottardo, ha continuato, ha fatto sì che si ponesse alcune domande. «Fra trent’anni, saremo fieri delle scelte che prendiamo oggi? Saremo ancora visti come un piccolo paese capace di realizzare grandi visioni? Proveremo ancora quel sentimento di fierezza nazionale che abbiamo provato per l’inaugurazione di Alptransit?». Ha ammesso che dirlo ora è impossibile, l'unica ricetta è proseguire rispettando le opinioni divergenti e puntando sul confronto e sul dialogo fra le parti.
Guy Parmelin
si è recato al centro sportivo di Tenero, dove per il suo arrivo erano presenti più di 600 giovani soggiornanti al centro, le autorità comunali e la popolazione di Tenero-Contra, oltre al già presidente della Confederazione Flavio Cotti. Il consigliere federale nel corso della sua visita ha tenuto un discorso nel quale ha messo l’accento sulla libertà di cui il paese gode, libertà che è il collante dell’identità svizzera e fonte di equilibrio. Condizioni queste tutt’altro che scontate, ha sottolineato, se rapportate ad altri paesi nel mondo e nella difesa delle quali ognuno di noi deve continuare ad impegnarsi a fondo. Il ministro dello sport ha proseguito affermando che al fine di mantenere questa libertà il paese ha bisogno di sicurezza. Bisogna dunque interrogarsi per poterci difendere al meglio così da riuscire a mantenere la libertà che ci caratterizza. In riferimento agli attacchi terroristici degli ultimi mesi, ha specificato come «contrariamente a paesi a noi vicini, come purtroppo insegna la cronaca degli ultimi mesi, la Svizzera resta un paese sicuro. Senza sicurezza non può esserci prosperità. Dobbiamo essere fieri del nostro sistema ma anche della nostra capacità di far convivere popoli e culture diverse». Nella foto, un momento della giornata. Nel suo discorso radiofonico, il presidente della Confederazione
Johann Schneider-Ammann
ha voluto porre l'accento sulla via bilaterale. «Non dobbiamo dimenticare che ogni franco su due è guadagnato all'estero»: dunque, salvaguardare le relazioni con l'UE è indispensabile, non essendo la Svizzera fornita di materie prime. Siamo però, a suo dire, «un apprezzato partner di successo, non solo una minuscola mappa sul mappamondo». Tre pilastri importanti rimangono formazione (con la quale ognuno può arrivare lontano), indipendenza e innovazione (quest'ultima stimolata, appunto, dalla mancanza di materie prime, che rende la Svizzera un paese che non si accontenta mai ma tenta sempre nuove vie, ha affermato Schneider-Ammann).
Didier Burkhalter
, che ha parlato nel Canton Vaud, ha usato la metafora del fuoco esortando a spegnere quello del terrore causato dagli attentati, anche
Doris Leuthard
da Sciaffusa ha spiegato che anche noi siamo vulnerabili. Ma in un'epoca di incertezza, «un demagogo populista ottiene più facilmente consensi in politica. Per continuare a far crescere il nostro Paese, abbiamo bisogno di fiducia: in noi stessi, nella forza della democrazia diretta, nelle nostre istituzioni. Se i politici perseguono il proprio interesse anziché il bene comune, se i giudici perdono la loro imparzialità, se i media vengono censurati, se i dirigenti truffano o si arricchiscono oltremisura, se l'amministrazione è corrotta, se un governo, adducendo di agire in nome del popolo, si mostra autoritario e repressivo, allora la situazione diventa critica. Se comportamenti di questo tipo vengono tollerati e non condannati apertamente, i cittadini perdono, a ragione, la fiducia nello Stato di diritto».Infine, la messa al Gottardo, in un clima freddo, è stata tenuta da Monsignor
Valerio Lazzeri
. La sua omelia si è concentrata sulla necessità di stare insieme, di pensare al bene della collettività, senza rispondere all'odio con altro odio. «Niente ci costringe oggi ad aspettare che si siano risolte tutte le drammatiche crisi epocali di cui siamo testimoni: le guerre, il terrorismo internazionale, la fame, la corruzione, i dissesti della finanza, l’ingiustizia di ogni genere, le ferite inferte al creato, le minacce di distruzione. È sempre possibile fare spazio qui e ora alla giustizia, all'equità, alla dedizione disinteressata. Niente impedisce di continuare a combattere nel concreto ogni forma di discriminazione dei più deboli. Si può sempre tornare a scegliere di mettersi dalla parte delle vittime, di coloro che subiscono le conseguenze delle avidità, della sete di potere, dell'ebbrezza della violenza cieca e del risentimento ottuso. Il successo del bene, ovviamente, non è garantito in questo mondo, ma intanto niente e nessuno può obbligare al male e tutto può diventare puro, quando è compiuto alla luce di Dio e non per compiacere gli uomini». È questo il lavoro che tocca a ciascuno: «in famiglia, sul lavoro, nella scuola, in ogni settore della società. È facile infatti ripetere gli slogan dettati dall’emotività, che comprensibilmente si accende dopo ogni attentato terroristico. Più difficile, ma anche indispensabile e irrinunciabile, è tenere viva una speranza vigile, intelligente, capace di andare alla radice delle cose e di resistere alla tentazione di rispondere alla barbarie con le stesse armi dell’odio e della violenza».
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