BELGRADO - È il mandante di un omicidio, è stata condannata all'ergastolo eppure è libera. È il paradosso scoperto oggi da Corriere del Ticino in merito a Mitra Djordjevic.La donna, come di sicuro si ricorda, chiese al figlio di uccidere il marto Armo Garatti, e il ragazzo, allora minorenne, lo fece, il primo luglio 2011, in un modo cruento con accetta e coltello. È stato condannato nel novembre del 2012 a 4 anni di carcere dal Tribunale dei minorenni per il delitto di Daro.La madre, invece, dapprima fu prosciolta, nell'agosto del 2012 Corte delle Assise criminali di Bellinzona presieduta dall’allora giudice Claudio Zali, e condannata poi all'ergastolo nel giugno del 2013 dalla Corte di appello e di revisione penale di Locarno, sentenza confermata nel maggio del 2015 dal Tribunale federale di Losanna.Mitra Djordjevic nel 2012 è tornata a vivere in Serbia, suo paese natale. Ed è ancora a piede libero, nonostante sia passato un anno dalla condanna. Come mai? Per la legge serba, non è possibile eseguire una pena pronunciata in contumacia (la donna non era infatti presente al secondo processo). Per poterla mettere in prigione, si potrebbe rifare l'intero procedimento penale in Serbia, giudicandola dunque secondo le leggi locali. Non è neppure da considerarsi un'evasa, perché quando tornò a vivere in Serbia era stata prosciolta e solo in seguito condannata. La nazione balcanica per principio non concede l'estradizione dei propri cittadini. Si potrebbe procedere a una ricerca internazionale, in modo che la donna venisse arrestata se uscisse dal paese. Intanto, in Svizzera gli eredi del marito assassinato si battono per l'annullamento del matrimonio, cui la donna non ha mai risposto.