ALEPPO - Quando vi è un guerra, le situazioni drammatiche si moltiplicano. Morti, feriti, famiglie smembrate e separate, case distrutte. Chi è sul posto a documentare, porta con sé e mostra al mondo migliaia di foto sconvolgenti, che documentano la disperazione di chi vive in luoghi colpiti. Spesso, purtroppo, ci abituiamo a vederle, e le immagini ci scorrono davanti agli occhi in una sera qualsiasi al telegiornale o aprendo i media dal tablet mentre siamo in treno, quasi ormai fossero qualcosa di normale.I nomi dei luoghi colpiti, il numero dei morti, i bombardamenti, tutto fa parte del lessico quotidiano, diventa un mero elenco di fatti e numeri. Poi, all'improvviso, c'è quella foto, quella storia, che fa saltare il cuore in gola. Perché non è magari diversa dalle altre, ma fa capire che il dramma è vero, è li, non è solo questione di numeri. E colpisce chiunque, persone come noi. E allora la percezione cambia. La guerra in Siria si trascina da tempo, vengono chieste tregue senza ottenere nulla, Aleppo viene colpita e gli aiuti umanitari faticano ad arrivare.Ieri un'immagine ce l'ha resa più vicina, più reale. Un po' come accadde con l'istantanea del piccolo Aylan, un bimbo siriano deceduto sulle spiagge della Turchia. Ancora una volta, tocca a un bambino scuotere il mondo. Un bimbo inconsapevole che la sua immagine ha fatto il giro del globo, dai social netwkork, impegnato ora, con la forza dei cinque anni, a guarire. Dalle ferite sul corpo e da quelle che fanno ancora più male dell'anima. Capire, per lui, sarà difficile, come è per chiunque. Si chiama Omran Daqneesh, ha cinque anni, vive ad Aleppo e ieri è stato estratto vivo dalle macerie della sua città. Il video del salvataggio, con un soccorritore che lo prende in braccio e lo adagia sulla sedia arancione di un'ambulanza, è dell’Aleppo Media Centre. Un corrispondente del Post ha ripreso in twitter un fermo immagine, divenuto virale.Il piccolo è seduto in ambulanza, si tocca il lato del viso da cui sente scendere il sangue. Quasi non si muove, non piange, non parla, rimane lì e basta. Guarda dinanzi a sé, forse rivedendo quello che gli è successo, magari pensando alla sua famiglia: saranno vivi o il suo nome si aggiungerà all'infinita serie di orfani? Omran è coperto di polvere e sangue, e senza saperlo guarda tutti noi. La Siria, è lui. Un dramma lontano, che grazie ai suoi occhi appare vicino. Farà qualche differenza? Almeno, ha scosso le coscienze.