CRONACA
«Non siamo animali ma persone. Chiediamo un corridoio umanitario»
I migranti accampati a Como scrivono una lettera al comune, «affinché tutto il mondo sappia cosa ci sta succedendo. Non vogliamo che chi arrivi dopo di noi debba subire lo stesso trattamento»
COMO - Mentre in Ticino si prosegue la ricerca dei quattro migranti fuggiti ieri dal centro della Protezione Civile a Coldrerio (sarebbero, secondo la Polizia, probabilmente diretti a Nord), la situazione a Como non migliora. Il Comune ha destinato un'area all'accoglienza di chi da giorni e settimane è accampato vicino alla Stazione. E il Municipio ha ricevuto una missiva da parte di queste persone, il cui testo riportiamo integralmente. «Noi siamo persone originarie di diversi continenti e di diversi stati; proveniamo da diversi trascorsi, culture, gruppi etnici e religiosi... però siamo tutti qui: siamo semplicemente rifugiati.Abbiamo dovuto abbandonare i nostri paesi perché i nostri diritti umani sono stati violati o perché siamo stati perseguitati. Per arrivare in Europa abbiamo dovuto attraversare situazioni orribili: ci siamo scontrati con la morte tante volte, scappando dai nostri paesi, in deserti, montagne, foreste, strade, nelle prigioni della Libia e infine attraversando il Mar Mediterraneo. Abbiamo perso molti amici, parenti, persone care, bravi uomini e brave donne, bambini innocenti. Abbiamo dovuto sanguinare, morire di fame, sopportare il dolore e molte notti insonni. Per questo stiamo ancora soffrendo: tanto dolore, incubi, perdite e ricordi tristi. Con tutto questo dovremo convivere per del tempo, forse per il resto della nostra vita. Comunque lo abbiamo fatto, anche se non è stato per nulla semplice.In Europa abbiamo immediatamente iniziato il viaggio per ricongiungerci ai nostri familiari, amici, parenti e compagni. Questo è diventato un obiettivo difficile perché abbiamo presto scoperto che non ci è consentito muoverci liberalmente. Quando siamo sbarcati sulla costa italiana non ci sono state spiegate le leggi sul diritto d'asilo in Europa, siamo stati costretti a lasciare le nostre impronte digitali con la forza e con l'inganno. Questo ci impedisce di fare richiesta d'asilo altrove.Ora siamo bloccati al confine svizzero. Ogni volta che proviamo a oltrepassarlo, la polizia ci respinge. I giorni diventano settimane e le settimane stanno diventando mesi. Stiamo iniziando a perdere speranza e pazienza, diventiamo delusi, preoccupati e talvolta nervosi. Quando siamo arrivati qui pensavamo che i nostri incubi fossero superati e che il nostro dolore sarebbe finito... ma non è andata così.Qui, sul confine svizzero, continuiamo a soffrire e non sappiamo quanto ancora durerà questa situazione. Noi non siamo animali, siamo essere umani e chiediamo di essere rispettati. Abbiamo provato tante volte a siperare il confine, questo come altri, con treni, bus e passando per il bosco, ma le guardie ci hanno raccolto come bestie. Durante i controlli veniamo costantemente sottoposti a umiliazioni, costretti a svestirci, senza separazione di genere. Ci hanno tenuti in piccole stanze per più di un giorno, senza cibo, acqua né alcun supporto legale.Infine ci hanno rispediti al punto zero, nel sud Italia, separando famiglie, amici, rendendo le nostre vite ancora più difficili. Ci sta a cuore che queste pratiche che violano la nostra dignità giungano all'attenzione di tutto il mondo in modo che chi verrà dopo di noi non debba subire lo stesso trattamento. Ci chiediamo perché il tentativo di oltrepassare il confine venga criminalizzato mentre sia prassi calpestare sistematicamente i diritti umani. Chiediamo un corridoio umanitario per passare legalmente la frontiera e ricongiungerci con le famiglie, parenti e amici così da avere la possibilità di costruirci un futuro dignitoso.Donne, uomini, ragazze, ragazzi e bambini dal parco delle stazione di Como San Giovanni
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