CRONACA
«La Svizzera viola i diritti umani. Se costruiamo le barricate, le abbatteranno»
Don Feliciani a tutto campo sull'immigrazione. «Non si possono respingere dei minori non accompagnati. Il terzo mondo sta invadendo il primo. I musulmani a Chiasso vengono in Chiesa, è positivo conoscersi»
CHIASSO - "Musulmani, andate a Messa domenica, come segno del dolore dei musulmani per le stragi commesse da terroristi che usurpano il nome dell'islam e come attestazione di vicinanza ai cristiani». Lo ha detto l'imam di Lugano, Samir Radouan Al Jelassi, ai fedeli in Ticino. Della proposta, e della situazione migratoria in generale abbiamo parlato con l'arciprete di Chiasso Don Gianfranco Feliciani.
Lei è favorevole?
«È senz'altro una cosa bella che dà seguito a quanto avvenuto in Francia e Italia nelle settimane scorse dopo la morte di padre Jacques Hamel. Per noi a Chiasso è qualcosa di abituale, tutte le domeniche vengono dei musulmani, sia quelli del centro che quelli che abitano in paese, avviene da anni. La vedo con spirito positivo, vengono soprattutto all'oratorio, dove ci sono attività ricreative e culturali: l'integrazione è il futuro del mondo. C'è un viavai di popoli che nessuno potrà formare, e allora l'integrazione, il dialogo, l'incontro, lo scambio dei doni è il nostro futuro. Nella misura in cui ci si incontra e si dialoga si capisce come tantissime cose siano in comune. Quanti si ricordano che Cristianesimo e Islam nascono dal tronco della fede ebraica e che il Corano ha moltissime pagine del Vangelo e della Bibbia ebraica? Siamo tutti essere umani, che nascono, ridono, piangono, muoiono, amano».
Consiglierebbe, in un discorso di conoscenza, ai cristiani di seguire le liturgie islamiche?
«Sono già stato alla moschea di Viganello. Senza fare confusione, intendendo che tutto fa brodo, ma con un dialogo che sia un conoscersi a fondo nel rispetto della propria identità, è positivo. Non dobbiamo avere paura della diversità».
Lei ha a che fare coi fedeli di Chiasso, cosa prevale in loro: accoglienza, diffidenza, paura?
«C'è un po' di tutto. Vedo il desiderio di accoglierli, così come la diffidenza e la voglia di respingere. Chiasso è sempre stata una cittadina di frontiera e dunque è una sfida che ha dovuto raccogliere in un ogni momento, penso ai racconti dei vecchietti sui fuggiaschi della Seconda Guerra Mondiale. e la stragrande maggioranza della popolazione viene dall'Italia, a Nord o a Sud, ed è stata naturalizzata, ha conosciuto una prima integrazione nel dopoguerra e in un certo senso per i chiassesi il discorso degli stranieri è più facile che altrove».
Cosa pensa della situazione di Como?
«È una tragedia, qualcosa di terribile: andare sul posto, parlare con loro, vedere questa gente e questi bambini... La Svizzera sta violando le Convenzioni Internazionali alle quali ha sempre aderito, ci sono ingiustizia e violazione dei diritti umani. Se si presenta un minore non accompagnato non può essere respinto, lo dicono le Convenzioni Internazionali. C'è una grettezza, loro ci chiedono solo di transitare. Il tutto si inserisce in un fenomeno più grande, col terzo mondo che sta invadendo il primo mondo. Era da prevedere, la gente affamata non si rassegna più a vivere nella miseria e invade il primo mondo che sta succhiando le risorse dell'umanità e che ha colonizzato mezzo pianeta. Il momento è grave ma anche un'occasione per qualcosa di nuovo e bello. È in corso una sfida fra condivisione e repulsione. Nella rivoluzione cruenta perdono tutti, con la condivisione può nascere un mondo nuovo. La paura non porta lontano. Paolo VI diceva di stare attenti alla collera dei poveri, ed è ciò che stiamo vedendo».
La politica ha il suo ruolo in questa situazione e nella sua gestione, concorda?
«Eccome! O la politica avrà il coraggio di imboccare una via di giustizia e di pace, oppure se alziamo le barricate è finita perché ce le sfonderanno. Il Papa non fa politica, ma la grande politica, quella dei valori, della giustizia e della pace. Io non sono né di destra né di sinistra e neppure al centro, ma dico di stare coi piedi per terra e di guardare la storia e l'ingiustizia che c'è a monte. Abbattiamola! Tra l'altro schiaccia anche noi, con un divario sempre più forte tra poveri e ricchi, stiamo creando anche qui il terzo mondo. Si tratta non di schierarsi politicamente bensì di fare la grande politica!»
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