CRONACA
I Cantoni hanno deciso: vogliono l'evoluzione del bottom up
Ambühl ha presentato alla Conferenza dei Governi cantonali un modello simile a quello "ticinese", dove si parla di immigrati e non di frontalieri, ma le due idee potrebbero essere integrate. Vitta soddisfatto
BERNA - Il bottom up piace ai Cantoni, che vedono questa opportunità come la chiave di volta nelle complicate trattative per l'applicazione di quanto votato il 9 febbraio 2013.Quella presentata dal professor Ambühl alla Conferenza dei Governi cantonali non è la stessa clausola unilaterale commissionata per il Ticino: al posto dei frontalieri, infatti, si parla di immigrati, di cui i lavoratori che vengono da un'altra nazione ma che la sera tornano a casa non rientrano. Non è escluso, in ogni caso, che il modello ticinese possa essere integrato, facendo sì che il numero dei frontalieri faccia parte dei criteri volti a stabilire se la clausola deve scattare oppure no. E in ogni caso, ci sarebbe la preferenza indigena, che varrebbe per tutti i settori professionali, con la possibilità di un'eccezione per quegli ambiti dove manca manodopera locale. La soluzione di Ambühl non prevede contingenti e tetti massimi come chiedeva l'iniziativa UDC votata dal popolo ormai due anni e mezzo fa, ma ne mantiene intatto lo spirito.I Cantoni hanno accolto positivamente il modello, che permetterebbe di tener conto delle differenze fra i vari cantoni, «una proposta pragmatica e rispettosa del federalismo», come è stato detto. E non entrerebbe in contrasto con gli Accordi bilaterali, perché lo stesso Accordo di libera circolazione delle persone prevede, nell’articolo 14, capoverso 2 l’adozione di misure che limitano l’immigrazione in caso di difficoltà di ordine economico o sociale.L'Italia, tramite il ministro Gentiloni, aveva espresso contrarietà al modello sviluppato da Ambühl per il Ticino, il che aveva fatto pensare a un ostacolo serio nelle trattative con l'UE. Non è sorpreso Christian Vitta, «con questo modello, visto l’elevato numero di frontalieri concentrati soprattutto in Ticino, la preferenza indigena sarebbe scattata più volte e avrebbe toccato principalmente i cittadini italiani. Per questa ragione Gentiloni vorrebbe una soluzione nazionale».Il Consigliere di Stato registra comunque un successo: il suo modello, seppur sviluppato e migliorato, «rappresenta il modello finale che le Camere federali potrebbero portare avanti».
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