BERNA - L'UDC nazionale e in particolare il Consigliere Nazionale Roger Köppel hanno usato il giornale da lui diretto, la Weltwoche, per lanciare un attacco violentissimo contro i partiti che hanno elaborato la soluzione per applicare il voto del 9 febbraio proposta dalla Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale.In prima pagina, campeggia la scritta «sabotatori», con la foto di svariati politici fra cui Marco Romano.L'editoriale di Köppel è durissimo. «Da tre anni cercavano disperatamente e ostinatamente, con disprezzo verso le pratiche democratiche, una soluzione fittizia il cui scopo era far deragliare attraverso canali legali quanto deciso dal popolo sull'immigrazione di massa. Ed ora ci sono riusciti».Non manca un attacco ai media, rei di aver commentato con indulgenza quanto accaduto, soffocando il senso di disagio semplicemente non parlando del tema. «Non è la prima volta che si verificano delle violazioni della Costituzione, ma mai essa è stata è stata messa fuori gioco in modo così infido e metodico».Riassume i motivi per cui non ritiene costituzionale l'idea. «Non sapremo mai, in caso di negoziati, che cosa ci avrebbe concesso Bruxelles», commenta amaramente. «La maggioranza della Commissione è pronta a deporre le armi prima della battaglia, capitolando ancora una volta».La colpa di tutto è a suo avviso del PLR, con al centro Kurt Fluri: «è tragico vedere che il partito che ha imposto eroicamente lo Stato Federale contro le resistenze internazionali nel 1848 è lo stesso alla testa di coloro che, morso dopo morso, uno stato di notevole successo, per sottomerlo a un'UE disfunzionale. Il PLR ha abbandonato la Svizzera. Non capiamo da dove viene questo decadimento a livello di coraggio civico e convinzioni civili». Accusa l'ex presidente Philippe Müller, «animato da un odio febbrile per l'UDC" di aver condotto il partito «fra le braccia della sinistra raccolta attorno a Levrat. E il PPD per una volta è stato stabile nelle sue decisioni».Insomma, si è trattato di «un vero colpo di stato contro la democrazia diretta. Se le decisioni della maggioranza non hanno più valore, ci rimane una sola cosa da fare: l'elettore deve ricordare i nomi e sostituire queste persone antidemocratiche già dalle prossime elezioni».Un editoriale, e una foto soprattutto, che sono piaciuti in Ticino, raccogliendo i commenti social di Lorenzo Quadri, che ha definito «venerdì 3 settembre come data funesta che verrà ricordata come venerdì nero per la democrazia e la sovranità popolare in Svizzera», Piero Marchesi e Marco Chiesa.