CRONACA
«Ungheria, pecunia non olet. Orban a casa!»
Jacques Ducry commenta il voto ungherese. Il 98% dei votanti ha detto no ai migranti, ma non è stato raggiunto il quorum del 50% per cui la votazione è di fatto nulla
BELLINZONA - C'era attesa per il voto ungherese sui migranti. La domanda posta dal premier Victor Orban era semplice, «volete che l’Unione europea imponga l’insediamento forzato di cittadini non ungheresi sul territorio nazionale senza il consenso del Parlamento?». Il 98% dei votanti ha risposto no, ma c'è un problema: meno del 50% degli avanti diritto di voto si sono recati alle urne, dunque non è stato raggiunto il quorum per ritenere la votazione valida.Ad ogni modo, a Bruxelles hanno fatto sapere che, se anche fosse stato raggiunto il quorum, non sarebbe cambiato nulla, poiché un referendum locale non può modificare le norme dell'UE, che impongono di accogliere un certo numero di immigrati. Orban però dal canto suo fa notare come oltre 3 milioni di elettori anno espresso il loro volere, e ritiene che l'UE non potrà non tenerne conto. È dunque pronto a negoziare.Il voto era atteso in tutta Europa. Il non raggiungimento del quorum toglie ovviamente sale al discorso, in molti volevano vedere che cosa sarebbe cambiato e se l'UE avrebbe tenuto conto di quanto deciso dal popolo. Fra i commenti ticinesi, si alza la voce di Jacques Ducry, in rappresentanza della sezione ticinese del Numes (Nuovo movimento europeo svizzero). «La campagna del primo ministro Orban è stata costellata di pressioni e menzogne che hanno sicuramente condizionato parte dei votanti, ma fortunatamente questo “signore” non è riuscito ad accecare le coscienze dei più. Come alcuni dicono alle nostre latitudini: “Orban a casa!”», attacca.«L’Ungheria è entrata nell’UE beneficiando di importanti aiuti finanziari come d’altronde tutti gli altri paesi dell’Europa dell’Est: ora i medesimi, in particolare l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Polonia, sbattono la porta in faccia all’UE offendendo i principi della libera circolazione ma soprattutto quelli umanitari, in particolare respingendo persone che vivono nei loro paesi drammi enormi. Come si usa dire, pecunia non olet, e ciò non vale solo per l’Ungheria…», aggiunge, precisando che il «60% degli elettori è rimasto giustamente a casa, forse in parte ricordando la propria storia, in particolare l’invasione sovietica del 1956 che ha spinto parecchi cittadini a fuggire anche nel resto d’Europa»
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