CRONACA
La verità di Galeazzi. «Ho fatto solo il mio lavoro, è una storia vecchia»
l granconsigliere UDC risulta indagato in Italia in relazione all'operazione "Pecunia Olet". «Sono assolutamente tranquillo, ai tempi abbiamo collaborato col Ministero Pubblico sul caso ed era tutto apposto»
BELLINZONA - Tiziano Galeazzi è tranquillo: ha svolto il suo lavoro, come ripete. E l'inchiesta "Pecunia Olet", in cui appare coinvolto in Italia, indagato per riciclaggio, è una questione vecchia.La notizia del coinvolgimento nell'inchiesta nella vicina Penisola ha iniziato a rimbalzare sui media nel tardo pomeriggio. Un'operazione di ieri avrebbe portato al sequestro, tra Italia e Svizzera, di beni e liquidità per un ammontare di circa 10 milioni di euro. Il nome di Galeazzi, assieme a quello di un fiduciario locarnese, è spuntato in relazione a un'imprenditrice 41enne italiana ma residente nel Luganese, che operava nel settore edilizio. La donna sarebbe stata una delle menti dell'organizzazione, la quale sfruttando aveva "svuotato" i patrimoni di alcune società edili, con assegni circolari e prelievi di contati, facendoli passare attraverso banche svizzere, sanmarinesi e di Singapore, per sfruttare il segreto bancario e dunque coprire la provenienza dei soldi. I conti esteri che la donna "svuotava" venivano da società offshore, con sede a Panama, British Virgin Islands, Marshall Islands, costituite sovente da lei stessa.Tiziano Galeazzi, granconsigliere UDC, da noi raggiunto, ha fornito la sua versione, dicendosi ripetutamente tranquillo. «La cliente in questione risale ad anni fa, è roba vecchia. Io lavoravo in banca ed ho gestito il suo conto, molto semplicemente. Ora è saltato fuori che questa donna ha combinato qualcosa di poco lecito...».
Ci spiega il suo coinvolgimento?
«Io secondo le regole bancarie ho gestito il suo conto, poi ho cambiato banca e lei mi ha seguito, dato che avevamo un rapporto di fiducia. Tutto qui. C'è da dire che a quei tempi aprire un conto, fare i necessari controlli bancari era diverso da quanto avviene oggi. Due anni fa, nel 2014, il Ministero Pubblico su rogatoria ci aveva chiesto la documentazione, che noi abbiamo dato. Ci è tornata indietro, e ci è stato detto che per la Svizzera siamo assolutamente in regola. Anzi, abbiamo continuato a gestire la cliente sino a un anno e mezzo fa quando abbiamo interrotto i rapporti».
Dunque, l'inchiesta è solo italiana?
«In Italia si sa come agiscono, mettono tutti nel calderone, e dai documenti risultava che io fossi il suo gestore patrimoniale in banca, lei vendeva e comprava le obbligazioni. Semmai prendetevela con la banca, che aveva comunque fatto tutti i controlli, e in quegli anni venivano aperte società del genere. Personalmente ho controllato tutto ciò che dovevo secondo i dettami della banca, ho fatto il mio lavoro, solo quello che dovevo fare».
Lei è tranquillo? Ha parlato coi vertici del suo partito?
«Con la Svizzera non ho nulla, anzi abbiamo anche collaborato col Ministero Pubblico, con l'avvocato Rusca abbiamo fatto ciò che dovevamo. In Italia fanno e disfano, ma io che cosa posso farci? Dal partito mi hanno chiesto la stessa cosa, se sono tranquillo. Infatti ho appena parlato con Pinoja e gliel'ho confermato, io ho fatto solo il gestore patrimoniale, non sono il fiduciario».
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