CRONACA
I tempi (biblici?) della giustizia ticinese. La carica dei 46'702 incartamenti chiusi nel 2016, tra 9 anni di attesa per un processo e 10 interrogatori per un giardiniere in nero
Fra i venti procuratori ci sono spiccate differenze in quanto a numero di inchieste concluse in un anno: si va dalle 5 di chi si occupa di dossier economici alle 30 di chi lavora sul penale. Gobbi: "va capito se i ritardi sono dovuti all'organizzazione o alle persone. Ma non si valuti solo in base al numero di inchieste finite"
LUGANO - Le tempistiche per ottenere giustizia non sono uguali per tutti. L’edizione odierna del Caffè sottolinea come tra gli otto procuratori che si occupano dei dossier economici c’è chi arriva a chiudere da 5 a 10 inchieste all’anno, contrariamente ai dodici colleghi che trattano altri reati penali, capaci di chiudere invece dalle 25 alle 30 inchieste ogni anno.

Un esempio emblematico può essere il caso di un operatore finanziario - intervistato dal settimanale -  accusato di riciclaggio, appropriazione indebita, falso in documenti e bancarotta coinvolto nel crack dell’AstonBank, in attesa del processo da oltre nove anni.

È lecito, però, ammettere che le inchieste per reati finanziari sono più complesse, in quanto sconfinano in altri Paesi dove subiscono dei rallentamenti per rogatorie e accertamenti.

All’inaugurazione dell’anno giudiziario, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha tenuto a precisare che non esiste nessun riscontro statistico in quanto “non ci sono indicazioni per la durata dei procedimenti”, ma è importante valutare “se i ritardi sono ascrivibili a carenze e lacune nell’organizzazione oppure sono legati a responsabilità personali”.

Nel rendiconto annuale della magistratura ticinese è specificato che sbaglia chi valuta l’operato dei magistrati unicamente in base al numero degli incarti chiusi.

“I cittadini non devono essere privati del diritto di rivolgersi a tribunali che abbiano come principale preoccupazione quella di rendere una giustizia giusta e non quella di concludere l’anno con un risultato d’esercizio positivo”, si legge.

Qualcuno poi predica la via di mezzo, ovvero non interrogare dieci persone per il caso di un giardiniere che lavorava in nero così come non far durare un'inchiesta anni e anni. Intanto, nel 2016 sono stati chiusi ben 46'702 incartamenti.

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